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Guerra Ucraina

L'anziana con le ciabatte fucsia, i bambini con la febbre alta e quel lungo viaggio per ridare il sorriso: il reportage delle emozioni

Apprensioni, timori, preoccupazioni, ma anche momenti di ilarità per sdrammatizzare e incoraggiarsi a vicenda. Il tour de force di "Favara for Ukraine" - che ha portato in salvo 53 donne e bambini - raccontato da chi lo ha vissuto

Mentre il numero dei bambini e delle bambine in fuga dall'Ucraina aumenta di ora in ora e si avvicina - secondo l'Unicef Italia - alla soglia dei 2 milioni (i piccoli sfollati sono invece 3,3 milioni), dal profondo Sud - dall'Agrigentino per la precisione, realtà dove mancano lavoro e finanze, - continuano a partire gli autobus, ricolmi di generi alimentari e medicine, con destinazione confine ucraino. Pullman che poi - così come è già successo con il bus "di Carla" - porteranno nell'estremo lembo d'Europa (in questa provincia ndr.) donne e bambini che verranno messi al sicuro da bombardamenti, malattie e traumi. Sì perché anche se nell'Agrigentino manca l'occupazione e molti, anzi tantissimi, sono in gravi difficoltà economiche, gli abitanti di questa provincia hanno un cuore grande e una sensibilità straordinaria nei confronti di chi è in difficoltà.  

Sono stati accolti - fatti arrivare dallo scrittore Beniamino Biondi - profughi ucraini a Joppolo Giancaxio, Grotte e Santa Elisabetta. Sono partiti - e nel caso della missione umanitaria "Favara for Ukraina" 53 persone sono state già portate fra l'Agrigentino e il Nisseno - i pullman "di Carla", quello di Montevago e due allestiti dalla fondazione Agire Insieme, dalla Fortitudo Agrigento e dalla Moncada Energy Group. Questi i fatti, la cronaca - per gli autobus di Montevago e di Moncada ancora in divenire - delle ultime settimane.

Nessuno degli agrigentini che ha pensato, pianificato e avviato le spedizioni umanitarie per aiutare i profughi ucraini è però uno "specialista". Non ci sono militari dell'Esercito o dell'Arma dei carabinieri "abituati" ad andare in missione e che sanno dunque come muoversi. E' gente comune, certamente specializzata in altri settori: recupero e riqualificazione di pezzi del centro storico trasformati in galleria d'arte e residenza per artisti (la Farm Cultura Park del notaio Andrea Bartoli e della moglie: l'avvocato Florinda Saieva); nelle energie rinnovabili: eolica, minieolica, fotovoltaica di cui l'imprenditore Salvatore Moncada è uno dei principali operatori italiani. Soltanto il sindaco di Montevago, e deputato dell'Ars, Margherita La Rocca Ruvolo e il marito, il cardiochirurgo Giovanni Ruvolo che è presidente dell'associazione "A cuore aperto", hanno avuto qualche esperienza, ma in contesti decisamente differenti seppur sempre delicati: hanno portato a termine diversi progetti di salute e solidarietà in Africa.

Chiunque sia salito, o salirà, sui pullman con destinazione confine ucraino, non sa però - per quanto possa documentarsi prima e durante il viaggio - cosa e chi si troverà davanti agli occhi. Trovare medicine, generi alimentari, vestiti e coperte da caricare sui pullman - grazie alla generosità degli agrigentini - non è difficile. Come non è complicato salire sull'autobus e partire dopo aver, grosso modo (perché non si sa cosa effettivamente si troverà per strada una volta varcato il confine con la Polonia), pianificato la trasferta.

Ecco come AgrigentoNotizie ha vissuto il viaggio 

Dallo Stretto di Messina in poi, è una continua ricerca - grazie a telefoni cellulari, pc e tablet - di notizie e informazioni. "Hanno bombardato di nuovo Kiev", "Mariupol è distrutta, ridotta ad un ammasso di macerie", "A Chernihiv sono state colpite scuole ed ospedali", "Pare che Mosca stia puntando, via mare, su Odessa": questi, ma non solo, i "de relato" che - nel caso della missione umanitaria "Favara for Ukraina" - circolavano fra autisti dell'autolinea Patti e i componenti della spedizione umanitaria di cui, con Concetta Rizzo e Giuseppe Caruana, ha fatto parte AgrigentoNotizie. Sistematico, soprattutto per i più ansiosi, il refrain: "Quanto avete detto che dista dal confine ucraino la città della Polonia dove siamo diretti?".

autisti autolinea patti e giornalisti-2 

Prima di varcare il confine con l'Austria, si sdrammatizza: "Hai messo la tuta termica? Ci sono meno quattro gradi", "Il berretto e i guanti dove sono? Siamo a rischio polmonite", "Ma un'altra fermata per una sigaretta non si può fare?", "C'è ghiaccio a terra, attenzione!". Nessun problema però per gli autisti dell'autolinea Patti: Nazareno Dispoto, Salvatore Nicotra e Stefan Hinza che non si sono limitati a guidare, ma hanno dato assistenza, supporto fisico e psicologico (sdramatizzando e suscitando, nei momenti opportuni, ilarità) ai componenti della spedizione. Tre padri di famiglia che, giunti a Chelm in Polonia, si sono trasformati loro stessi in componenti del team "Favara for Ukraine". E così è stato fino al rientro a Favara. 

La missione umanitaria è giunta a Chelm, l'imprenditore emigrato: "Tutti sconvolti dal vedere cosa è stato scaricato, grazie al cuore grande di Favara"

Attraversando la Polonia, nel cuore della notte, vengono a galla i primi timori. L'autostrada è bloccata, il traffico incolonnato in file chilometriche. "Che cosa è successo? Hanno attaccato anche qua?" - i primi interrogativi - . A distanza, avvicinandosi lentamente, si intravedono i primi lampeggianti. "E' 'solo' un incidente stradale, state sereni!". Arrivare a Chelm, dove è stato depositato il carico di viveri e medicine, non è stato semplice: deviazioni, strade strettissime di campagna. "Sembra la strada per Bivona", "No è quella per Joppolo" - inevitabili le battute per provare a smorzare la stanchezza - . Lungo il tragitto, oltre 2.800 chilometri, il bus "di Carla" è stato "abbracciato" dalla solidarietà: non ha pagato i caselli stradali, in Campania ai componenti della spedizione sono state offerte, per la cena (poi diventata colazione), mozzarelle di bufala e in Polonia, a Chelm appunto, sono stati accolti da un imprenditore di Favara emigrato che ha messo a disposizione, così come viene fatto per le mamme e i bambini in fuga dalla guerra, delle stanze d'albergo. 

Il pullman "Favara for Ukraine" è in Polonia: la missione umanitaria aiutata anche da un imprenditore emigrato

Al risveglio (abbiamo riposato, ma non dormito serenamente ndr.), i componenti della spedizione umanitaria partita da Favara si sono ritrovati davanti agli occhi donne e bambini. Alcuni non volevano fare colazione, altri giocavano con dei peluche. Nonostante la difficoltà della lingua (loro non parlavano inglese e noi non parlavamo ucraino), qualche mamma - grazie al mediatore, ex ciclista professionista, Sergii - è riuscita a raccontare quello che aveva vissuto. Inevitabile la commozione. Durante la notte, uno dei piccini ospiti dell'albergo, un bimbo che non ha parlato per 4 giorni consecutivi, - solo a sentire la sirena d'allarme di un'autovettura, pensando che si trattasse di nuovo del suono per evacuarli nei bunker, è precipitato nello sconforto ed è tornato a stare zitto. A pochi metri dall'albergo di Okuninka, un lago ghiacciato: è il confine con l'area di guerra. "Saranno 3, forse 4, chilometri" - ci viene spiegato da un polacco che presta aiuti ai profughi - . 

I racconti: "Bambini sotto choc che neanche parlano più”

"Favara for Ukraine": consegnati i beni di prima necessità ai profughi

A Chelm, dove l'autobus ricolmo di viveri e medicine è stato scaricato, lo sguardo viene rapito non soltanto dalla "montagna" di aiuti depositati, ma da due bambini - un maschietto e una femminuccia - che cercano, e con insistenza, fra gli scatoloni, delle scarpe della loro misura. Il bimbo, nel frattempo, mette in bocca e ingurgita pezzi di cartone. Ha fame, ma forse non ha il coraggio di parlare e chiedere. A poche centinaia di metri dal deposito, la stazione dei pullman e dei treni. Sono invase da donne e bambini. Non hanno che uno zaino, alcuni nemmeno quello, con loro. Sono in attesa di capire dove andare. Molti non hanno neanche un euro in tasca. Il bus "di Carla" si rimette in moto verso Lublino dove, davanti ad un palasport, c'è l'appuntamento con i profughi. Inevitabile il ritardo perché i due giornalisti hanno "perso tempo" per cercare di documentare.

"Favara for Ukraina", il bus imbarca i rifugiati

C'è apprensione, timore, ma anche tanta gioia - per i componenti della spedizione "Favara for Ukraine" - quando l'autobus arriva nel piazzale dove, da ore ed ore, è atteso da donne e bambini. La polizia controlla il capomissione Florinda Saieva. Vengono scaricati altri scatoloni: ci sono medicine per l'ospedale di Leopoli e lentamente vengono caricati i profughi. Priorità ai bambini che tremano dal freddo e ad un'anziana - ha 87 anni - che fatica a stare in piedi. Calza delle ciabatte aperte fucsia e dei calzini microscopici bianchi. Viene sorretta dalle nipoti e in silenzio - lo hanno fatto tutti - versa lacrime amare. Piangono anche alcuni dei componenti della spedizione umanitaria. Sul pullman vengono caricati dei cagnolini e dei gatti: i loro padroni non li hanno abbandonati in Ucraina. I giornalisti scoprono - nessuno dei componenti della missione lo sapeva - cosa ospita quel palazzetto dello sport. C'è un dormitorio pieno zeppo di donne e bambini, avvolti in coperte termiche. All'ingresso vengono garantiti i pasti e le medicine necessarie. Sui condizionatori, ad asciugare, ci sono tanti vestiti di bimbi. A pochi passi, anche più passeggini. "Non potete passare, Alt" - ci viene detto - . 

ucraina 87enne-2

Sul pullman anche bambini che stanno male e un 14enne operato al cervello per un tumore

Circa 12 ore dopo aver lasciato Lublino, dopo che Florinda Saieva e Sergii hanno fatto compilare dei questionari, iniziano a venire fuori le storie: su quel pullman ci sono ingegneri nucleari e termoidraulico, insegnanti di chimica e di educazione fisica, una pedagogista, una giornalista, una infermiera. "Ci sono due bambini che hanno la febbre" - avverte l'ex ciclista professionista - . E Florinda Saieva torna al telefono per consultare pediatri, ma anche specialisti. C'è anche - accompagnato dalla mamma - un 14enne che era stato operato al cervello per un tumore. Tutti gli occhi e le attenzioni dei componenti della spedizione si concentrano sui più piccoli, oltre che sulla "nonnina". Nessuno di loro sembra respirare. C'è un silenzio tombale sul bus, interrotto ogni tanto dalle parole di Sergii: "Facciamo una sosta appena possibile, devono andare in bagno", "Fermiamoci che una donna sta male, ha bisogno di vomitare". Difficile provare a fare i reporter quando c'è un carico di sofferenza dinanzi. "Sergii, vedi se qualcuno vuole raccontarsi" - impossibile non provarci però - . 

La missione "Favara for Ukraine" di ritorno verso la Sicilia: i controlli alla frontiera

Tornano a sorridere, non tutti, ma la maggior parte, quando la catena Autogrill - sollecitata dalla stessa Florina Saieva, che sembra non aver fatto altro nella vita che il capomissione di spedizioni umanitarie - offre, a tutti, vassoi e vassoi di pizza, bicchieroni di frutta e bevande. Hanno fame tutti. Anche i componenti della missione umanitaria. L'Austria è ormai alle spalle, sanno di essere in Italia e al riparo da ogni rischio. E' momento di una birra.

"Voglio trovare subito lavoro, siamo in sei e siamo scappati senza niente" - racconta Vittoria che è l'unica ucraina che parla l'italiano - . Un'occupazione, a tempo determinato, "mamma Flò" riesce invece a trovarla - quando l'autobus è giunto a Messina - per una infermiera: presterà servizio in un hub di Campofranco. Per cercare di fare in fretta e non costringere i profughi - già provati dalla fuga dall'Ucraina e da giorni e giorni di terrore - ad ulteriori rallentamenti non si sono fatte soste, se non necessarie. Il pullman si è trasformato in una sorta di bar: Florinda spalma Nutella sul pancarrè e gli altri servono anche succhi di frutta e thè caldo. "Ce n'è ancora! Vedi se i bambini hanno ancora fame" - ha continuato a ripetere per l'intero viaggio Florinda - .   

"Favara for Ukraine", il bus arriva in Sicilia: applausi e una bandiera della pace

Toccata "terra" di Sicilia, tutti - anche i componenti della missione umanitaria - tirano un sospiro di sollievo. Non resta che far sottoporre tutti ai tamponi antiCovid. L'Asp di Agrigento sta già aspettando, nella zona industriale, il convoglio. Per tutti un'unica consapevolezza: il Coronavirus, e l'eventuale contagio, non può fare paura: "Cosa vuoi che sia il contagio? Abbiamo salvato mamme e piccini che non sapevano dove andare!".

Sono stati portati al sicuro infatti - garantendo loro un tetto sulla testa e alimenti - donne e bambini. Piccolini - guardati con amore anche dalla connazionale 87enne - che, forse, un giorno, torneranno nella loro Patria. Tutti - profughi e componenti del team "Favara for Ukraine" -  porteranno sempre nel loro cuore il turbinio di emozioni e preoccupazioni vissute per garantire un domani a chi, fino a qualche settimana fa, aveva una casa, degli affetti stabili, un lavoro, una vita. Radici e certezze che non ha più a causa dell'attacco russo. 

Missione compiuta per "Favara for Ukraine", commozione e palloncini colorati accolgono i profughi in fuga dalla guerra

Ad accogliere il pullman, sul belvedere di San Francesco a Favara, oltre a centinaia e centinaia di favaresi, anche - soprattutto - Carla Bartoli: la sedicenne che ha pensato e raccolto oltre 12 mila euro nel giro di pochissimi giorni per portare in salvo il gruppo di persone. L'abbraccio fra madre e figlia, e la consapevolezza d'aver portato a termine una missione delicatissima, ha - ancora una volta - commosso tutti. Lacrime che hanno suggellato la fine di un tour de force e l'alba di un nuovo spaccato di vita per chi ha lasciato dietro le spalle le bombe e i colpi di mitraglia, ma anche i mariti e i figli che sono rimasti a combattere. Per finire, pasta al forno per tutti e carne, o pesce, al forno con patate e infine la sistemazione dei profughi nelle concordate abitazioni. E' tempo di una nuova vita.

"Favara for Ukraine", il viaggio arriva a destinazione

 

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