Caso Sea Watch3, la Corte di Strasburgo respinge il ricorso dei migranti: niente sbarco

Il ministro dell'Interno Matteo Salvini: "Confermata la scelta di ordine, buon senso, legalità e giustizia dell'Italia: porti chiusi ai trafficanti di esseri umani e ai loro complici". Che cosa farà adesso il comandante della nave Ong? Farà rotta veramente verso Lampedusa?

E' stato respinto - fa sapere il Viminale, secondo quanto riporta l'Ansa - il ricorso presentato dai migranti soccorsi sulla Sea Watch3 alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo per chiedere all'Italia di consentire lo sbarco.

Attesa la decisione della Corte Europea, il comandante pronto a far rotta su Lampedusa

"Anche la Corte Europea di Strasburgo conferma la scelta di ordine, buon senso, legalità e giustizia dell'Italia: porti chiusi ai trafficanti di esseri umani e ai loro complici. Meno partenze, meno sbarchi, meno morti, meno sprechi. Indietro non si torna". Lo dice, secondo quanto riporta l'Ansa, il ministro dell'Interno Matteo Salvini commentando la decisione della Cedu sul ricorso presentato dai migranti della Sea Watch.

La Corte di Strasburgo "richiama" il Governo

Cresce l'attesa, dopo le dichiarazioni di ieri sera, per capire che cosa effettivamente deciderà di fare il comandante della nave Ong. 

Salvini: "Metà immigrati ad Amsterdam, metà a Berlino e sequestro della nave pirata"

La Corte europea per i diritti umani di Strasburgo, pur avendo respinto la richiesta delle persone a bordo della Sea Watch 3, ha comunque "indicato al governo italiano che conta sulle autorità del Paese affinché continuino a fornire tutta l'assistenza necessaria alle persone in situazione di vulnerabilità a causa dell'età o dello stato di salute che si trovano a bordo della nave". L'ha reso noto, stando a quanto riporta l'Ansa, in un comunicato stampa la stessa Corte.

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Il portavoce: "Non sappiamo per quanto ancora possiamo continuare"

I ricorrenti, cioè il capitano della Sea Watch 3 e una quarantina di migranti, avevano invocato gli articoli 2 (diritto alla vita) e 3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti) della Convenzione, chiedendo di essere sbarcati subito con un provvedimento provvisorio d'urgenza per poter presentare una richiesta di protezione internazionale. La Corte - secondo quanto riporta l'Ansa - ha rivolto alcune domande alle parti e ha chiesto loro di rispondere lunedì 24 giugno. Al Governo è stato chiesto quante persone erano state già sbarcate dalla nave, il loro possibile stato di vulnerabilità, le misure previste dal Governo, nonché la situazione attuale a bordo della nave. Le domande rivolte ai richiedenti riguardavano le loro condizioni fisiche e mentali il loro possibile stato di vulnerabilità. Oggi, dopo aver esaminato le risposte ricevute, la Corte ha deciso che non c'erano sufficienti motivazioni per chiedere al Governo italiano di applicare un provvedimento provvisorio di sbarco. Tale provvedimento viene infatti concesso, precisa la Corte, "nei casi eccezionali in cui i richiedenti sarebbero esposti - in assenza di tali misure - a un vero e proprio rischio di danni irreparabili".

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