Caso "Sea Watch3": attesa la decisione della Corte Europea, il comandante pronto a far rotta su Lampedusa

Uno degli immigrati che è a bordo della nave, stamani, ha lanciato un appello: "Siamo stanchi. Non possiamo camminare, la nave è piccola. L'Italia si rifiuta di aprire i porti. Vi preghiamo di aiutarci, fateci scendere"

La Corte europea dei diritti dell'uomo prenderà una decisione oggi pomeriggio sulla richiesta avanzata da alcuni migranti a bordo della nave Sea Watch 3 affinché siano adottate "misure provvisorie" che consentano lo sbarco di quanti sono bordo della nave Ong da 13 giorni. A renderlo noto, secondo quanto riporta l'Adnkronos, è un portavoce della Corte di Strasburgo.

La Corte di Strasburgo "richiama" il Governo

Verosimilmente fino a quando non arriverà la decisione della Corte europea non cambierà nulla: la Sea Watch 3 resterà al confine con le acque territoriali italiane, a circa 16 miglia dalla costa di Lampedusa. Sulla base del "verdetto" poi, il comandante della nave Ong deciderà cosa fare. Ha già annunciato, infatti, di voler entrare nelle acque italiane e portare in salvo, a Lampedusa, i 42 immigrati che sono a bordo da ben 13 giorni. Ieri sera, il comandante tedesco: Carola Rackete, 31 anni, ha detto chiaramente: "Sto aspettando cosa dirà la Corte europea dei diritti dell'uomo. Poi non avrò altra scelta che 
sbarcarli lì. So che c'è il rischio di essere multata e che la nave verrà sequestrata, ma io sono responsabile delle 42 persone che ho recuperato in mare e che non ce la fanno più. La loro vita viene prima di qualsiasi gioco politico o incriminazione".

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Stamani, in un video pubblicato su Facebook dal "Forum Lampedusa solidale", uno degli immigrati che è a bordo della nave ha lanciato, in francese, un accorato appello: "Siamo stanchi. Immaginate come deve sentirsi una persona che è scappata dalle carceri libiche e che ora si trova sui, costretta in uno spazio angusto, seduta o sdraiata senza potersi muovere. Siamo privati di tutto. Non possiamo camminare, la nave è piccola. L'Italia si rifiuta di aprire i porti. Restare sul mare, sulla nave, non è possibile. Vi preghiamo di aiutarci, fateci scendere".

I migranti sono ormai disperati. "Procedere a sbarchi parziali - ha detto, a 'Tagada' di La7, la portavoce della Sea Watch Giorgia Linardi - rende sempre piu difficile la gestione delle persone rimaste a bordo che ci chiedono se lo sbarco avvenga su base razziale, fino a che punto bisogna sentirsi male per poter essere sbarcati. Qualcuno minaccia di gettarsi in acqua e abbiamo il gommone pronto per eventuali recuperi. Attraverso la Corte Europea abbiamo dato la possibilità a queste persone, in quanto esseri umani, di far presente i propri diritti". 

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"I migranti a bordo sono disperati. Qualcuno minaccia lo sciopero della fame, altri dicono di volersi buttare in mare o tagliarsi la pelle - ha raccontato il comandante della 'Sea Watch3', Rackete, - . Non ce la fanno più, si sentono in prigione. L'Italia mi costringe a tenerli ammassati sul ponte, con appena tre metri quadrati di spazio a testa. Ci sono anche tre minorenni, ragazzi di 11, 16 e 17 anni".

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