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La polemica

Agrigento capitale italiana della cultura: ecco chi gestirà fondi e progetti

La bozza di statuto della costituenda fondazione è abbastanza chiara sui ruoli, anche se le risorse non sono ancora realtà

Agrigento Capitale della Cultura, adesso che c'è lo statuto della costituenda Fondazione, che sarà il "braccio armato" delle iniziative, è il momento di comprendere esattamente cosa è messo "nero su bianco" e chi davvero conterà e avrà un peso rispetto all'appuntamento più importante per la città.

Partiamo innanzitutto da un retroscena: a rallentare il percorso di realizzazione dello statuto è stata una vera e proprio "guerra" interna tra il sindaco e una parte dei suoi alleati rispetto ad una figura, quella del direttore generale. C'era in particolare un partito, che riteneva più di altri aver avuto un ruolo primario nella nomina di Agrigento, che riteneva di aver diritto a nominare questo ruolo che sarà uno dei più rilevanti per decidere tutto e, concretamente, anche per usare le risorse (quando arriveranno).

E invece lo statuto, così come esplicitamente voluto dal sindaco, di fatto "blinda" Roberto Albergoni, dell'associazione MeNo, che ha redatto il dossier di candidatura, nel ruolo di direttore generale per tre anni. Solo a partire "dai trienni successivi è nominato, a seguito di procedura comparativa e nel rispetto dei principi di trasparenza, pubblicità e imparzialità, dal Consiglio di amministrazione, che ne stabilisce il compenso, secondo quanto disposto dall’ultimo comma del presente articolo". Un ruolo, quello di direttore, che è ovviamente a titolo oneroso e il cui lavoro sarà ovviamente da svolgere in collaborazione con gli organi consultivi, cioè il presidente, il vicepresidente e i componenti del Consiglio di amministrazione. 

Agrigento capitale italiana della cultura, ci siamo: finalmente la giunta delibera lo statuto della Fondazione

C'è poi un altro aspetto che potrebbe stimolare - e non poco - il dibattito soprattutto interno, ed è la nomina del presidente onorario della Fondazione: a ricoprire questo ruolo sarà infatti "il sindaco del Comune di Agrigento in carica alla data della sottoscrizione del presente Statuto per tutta la durata della Fondazione, al fine di preservare la continuità degli scopi che la stessa si è prefissata". E, se come dice lo statuto, l'ente ha come data di scadenza il 2033 (indicato comunque come termine massimo) Franco Micciché si è garantito un titolo "puramente onorifico", precisano gli atti, anche molto oltre il suo ruolo di sindaco. 

Numerosi i componenti del Cda: cinque quelli nominati dal sindaco di Agrigento, uno nominato da Ecua, Empedocle Consorzio Universitario, uno nominato dal Comune di Lampedusa e Linosa, uno nominato dal Parco Archeologico della Valle dei Templi e un componente nominato dall’Assemblea di partecipazione.

Una struttura che è stata a sua volta "blindata" da eventuali dimissioni "strategiche". Perché è chiaro che, se la macchina diverrà operativa tra qualche settimana (o forse qualche mese), gli ostacoli (e soprattutto il fuoco amico) sono appena iniziati. 

Una prova di questo clima complesso, certamente, le lettere dell'uscente presidente dell'Ecua Nené Mangiacavallo, l'ultima protocollata al Comune proprio nello stesso giorno in cui la giunta provvedeva ad approvare lo statuto della Fondazione.

In tanti, al momento sottovoce, contestano un fatto: nelle scelte di Capitale della cultura il privato avrà un ruolo ritenuto molto (troppo) ingombrante. Ed è su questo, probabilmente, che si terrà battaglia in Consiglio comunale, e non solo. 

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