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Lunedì, 15 Aprile 2024
"Operazione mare aperto" / Licata

Traffico di migranti dalla Tunisia alla Sicilia: 18 arresti, nell'Agrigentino una base logistica

Il porto di Licata, secondo quanto hanno accertato le indagini della Dda nissena, sarebbe stato utilizzato dall'organizzazione per partenze e smistamenti: scafisti pronti a buttare a mare le persone in caso di avaria

La polizia di Stato di Caltanissetta, coordinata dalla locale Direzione distrettuale antimafia, sta eseguendo 18 ordinanze di custodia cautelare personali - 12 in carcere e 6 ai domiciliari - disposte dal gip di Caltanissetta, per associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

L’associazione per delinquere, promossa da un uomo ed una donna di origini tunisine, con vari punti strategici dislocati in più centri siciliani, avrebbe impiegato piccole imbarcazioni, munite di potenti motori fuoribordo e condotte da esperti scafisti, che avrebbero operato nel braccio di mare tra la Tunisia e le province di Caltanissetta, Trapani e Agrigento, raggiungendo in poco tempo le coste italiane con il “carico” di migranti.

Centoventi i poliziotti della Squadra mobile di Caltanissetta, del commissariato di Niscemi, del Reparto prevenzione crimine e unità cinofile e del Reparto volo di Palermo impegnati nell’operazione denominata "Mare Aperto". 

Nel corso dell’indagine è stato possibile ricostruire la presunta organizzazione di più viaggi organizzati dalla Tunisia alle coste italiane. Il 26 luglio 2020, in uno dei viaggi pianificati dagli indagati, un’imbarcazione sarebbe partita dal porto di Licata in direzione delle coste tunisine proprio al fine di prelevare il carico di esseri umani per condurli in Italia.

Solo l’avaria di entrambi i motori, secondo quanto ricostruisce la polizia, non ha permesso la conclusione del viaggio; pertanto il natante rimasto alla deriva “mare aperto”, da qui il nome dell’odierna operazione.

Traffico di migranti tra la Tunisia e la Sicilia: le immagini del blitz

Grazie alla stretta collaborazione della Capitaneria di Porto di Porto Empedocle e del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Mazara del Vallo, è stato possibile individuare l’imbarcazione durante le fasi di rientro dalle coste tunisine, identificando così gli scafisti facenti parte dell’organizzazione criminale. In particolar modo il natante è stato rintracciato di fronte le coste del comune di Mazara del Vallo.

"L’attività - sottolineano gli inquirenti- ha permesso di far emergere la determinazione, da parte degli scafisti, di sbarazzarsi dei migranti in alto mare qualora necessario, ovvero in caso di avaria dei motori".

L’inchiesta “Mare aperto” contro l’immigrazione clandestina, il Codacons si costituisce parte offesa

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