Mercoledì, 16 Giugno 2021
Cronaca

"Trascina la cognata sul letto e la picchia per violentarla", 47enne a giudizio: slitta requisitoria

L'uomo è accusato di violenza sessuale e lesioni: la vittima riuscì a liberarsi colpendolo alla testa con un telefono cellulare

foto archivio

Botte e abusi ai danni della cognata che reagì colpendolo alla testa con un cellulare: a distanza di 14 anni dai fatti il processo a carico del pregiudicato empedoclino L.N., 47 anni, accusato di violenza sessuale, è arrivato all'epilogo.

L’empedoclino, difeso dall’avvocato Luigi Troja, doveva rispondere pure di lesioni aggravate ma il reato è caduto in prescrizione già durante l'udienza preliminare. L'ultima udienza, davanti al collegio di giudici presieduto da Alfonso Malato, doveva essere quella conclusiva ma la requisitoria del pm Chiara Bisso e l'arringa difensiva sono saltate perchè l'imputato, che si trova in carcere per scontare un'altra condanna, non è stato trasportato in aula per un disguido organizzativo. Si torna in aula il 10 giugno.

L’episodio al centro del processo è avvenuto a Porto Empedocle il 30 giugno del 2007. Il 47enne avrebbe picchiato la cognata e l’avrebbe trascinata con violenza fino alla camera da letto riuscendo a palpeggiarla più volte sulle parti intime con la finalità, probabilmente, di consumare un rapporto sessuale completo.

La ragazza, che all’epoca dei fatti non ne aveva neppure compiuto 19 anni, ebbe la prontezza di reagire ed evitare il peggio. La giovane donna, infatti, riuscì a divincolarsi – secondo la ricostruzione dell’episodio contenuta negli atti dell’inchiesta – scalciando e colpendolo alla testa con il cellulare costringendolo a desistere dai suoi propositi.

Nei confronti dell’empedoclino veniva contestato anche il reato di lesioni aggravate perché, per trascinare la cognata verso il letto e abusarne, le avrebbe provocato delle ecchimosi al braccio e alla spalla anche perché la donna sarebbe stata scaraventata con violenza contro il letto.

I giorni di prognosi messi a referto dai medici dell’ospedale San Giovanni di Dio furono cinque. Subito dopo essere fuggita, la donna denunciò tutto alla polizia. 

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