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L'inchiesta

L'omicidio di Palma di Montechiaro, il killer ha esploso 15 colpi in totale: 3 o 4 contro i suoi genitori

Tutti gli altri, quasi a raffica, li ha sparati invece contro la vittima: Lillo Saito di 65 anni, socio della "Gelati Gattopardo". Il fascicolo d'inchiesta sull'omicidio e il duplice tentato omicidio resta, al momento, alla Procura di Agrigento. Le dichiarazioni su "dinamiche interne ai 'paracchi'" dovranno essere verificate e decifrate

Angelo Incardona, con la pistola Beretta 92 FS con matricola abrasa, ha sparato, in tutto, 15 colpi: tre o quattro sono stati esplosi a casa dei propri genitori: Giuseppe Incardona e Maria Ingiamo, rispettivamente di 65 e 60 anni. Tutti gli altri, quasi a raffica, li ha esplosi invece contro la vittima - Lillo Saito di 65 anni, socio della "Gelati Gattopardo" - che era seduta dentro la sua Chevrolet Captiva posteggiata in piazza Provenzani, a poca distanza dal palazzo Ducale di Palma di Montechiaro. 

La salma del sessantacinquenne, già ieri sera, è stata trasportata alla camera mortuaria dell'ospedale "San Giovanni di Dio" di Agrigento. Il procuratore capo Luigi Patronaggio e il sostituto Maria Barbara Cifalinò - che si stanno occupando del fascicolo d'inchiesta - hanno, infatti, già disposto l'autopsia. 

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Il fascicolo d'inchiesta sull'omicidio e il duplice tentato omicidio resta, almeno per il momento, alla Procura della Repubblica di Agrigento. L'assassino - il quarantaquattrenne palmese già noto alle forze dell'ordine per porto abusivo e detenzione di armi, per tentato omicidio e per detenzione abusiva di armi - durante l'interrogatorio, svolto al comando provinciale dei carabinieri di Agrigento dove accompagnato dalla moglie si è consegnato, ha parlato di una faida legata a dinamiche interne ai "paracchi" di Palma di Montechiaro. Dichiarazioni che verosimilmente sarebbero apparse, a inquirenti e investigatori, assai confuse e complicate. Una storia, quella raccontata da Incardona, che sarebbe dunque tutta da verificare e decifrare. Se e quando, carabinieri e Procura, avranno conferma che il movente dell'omicidio e del duplice tentato omicidio è veramente legato a dinamiche interne ai "paracchi" (una sorta di terza mafia siciliana, nata negli anni Novanta, che esiste ancora a Palma di Montechiaro e a Favara), l'inchiesta non potrà che passare alla Dda di Palermo. 

Servirà però del tempo affinché le indagini, avviate ieri sera, progrediscano e facciano chiarezza. Indagini anche su quanto dichiarato - al procuratore capo Luigi Patronaggio, al sostituto Maria Barbara Cifalinó, al comandante provinciale dei carabinieri: il colonnello Vittorio Stingo e al comandante del nucleo Investigativo: il maggiore Luigi Balestra - dall'indagato che ha trascorso la sua prima notte in cella, alla casa circondariale "Pasquale Di Lorenzo" di Agrigento. 

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