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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Cronaca Palma di Montechiaro

Omicidio a Palma di Montechiaro, uomo freddato all'interno della propria auto: preso l'assassino

Lillo Saito, commerciante palmese di 65 anni, è stato ucciso con alcuni colpi di pistola alla testa. Il killer, Angelo Incardona, 44 anni, ha anche tentato di uccidere i suoi anziani genitori e poi si è consegnato spontaneamente ai carabinieri. Durante l'interrogatorio del procuratore capo Patronaggio avrebbe parlato di una faida legata a dinamiche interne ai "paracchi"

Nuovo drammatico fatto di sangue in provincia di Agrigento. Un commerciante palmese, Lillo Saito, 65 anni, è stato freddato all'interno della propria auto con diversi colpi d'arma da fuoco alla testa mentre era parcheggiato in piazza Provenzani a Palma di Montechiaro. L'assassino è un 44enne del luogo, Angelo Incardona.

Secondo la ricostruzione della Procura, il presunto killer si sarebbe prima recato a casa dei suoi genitori: G. I., 65 anni, e M. I., 60 anni, (e non a casa dei genitori della vittima Lillo Saito come comunicato in un primo momento dai carabinieri) e avrebbe sparato loro, fortunatamente ferendoli soli in modo lieve, di striscio. La coppia è, al momento, ricoverata all'ospedale di Licata ed entrambi sono stati subito sentiti dai carabinieri.

Poi Incardona, si è recato in piazza Provenzani, ha intercettato la vittima mentre era a bordo della sua Chevrolet Captiva e gli avrebbe sparato usando una Beretta 92 FS con matricola abrasa. I proiettili hanno colpito l'imprenditore almeno 4 volte al viso e hanno attraversato l'abitacolo del mezzo per uscire dalla portiera del lato passeggero.

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L'assassino sarebbe poi tornato a casa e avrebbe confessato tutto alla moglie, che lo ha convinto a costituirsi. Sul luogo dell'agguato è accorso immediatamente il comandante provinciale dell'Arma dei carabinieri: il colonnello Vittorio Stingo, oltre a tutti i militari della stazione di Palma di Montechiaro e quelli della compagnia di Licata. 

Omicidio a Palma di Montechiaro: ucciso imprenditore

Marito e moglie, in auto, insieme si sono spostati al comando provinciale dei carabinieri di Agrigento. Sul posto è giunta poco dopo le 18 il sostituto procuratore di turno Maria Barbara Cifalinò.

I membri dei due nuclei familiari, già ascoltati dai carabinieri, dicono - stando a quanto trapela in questi minuti (ore 18,30 ndr.) che vittima e assassino neanche si conoscevano. E' un mistero, al momento, perché Angelo Incardona, 44 anni, di Palma di Montechiaro abbia esploso almeno 5 colpi di pistola contro Lillo Saito di 65 anni, che gestisce l'azienda "Gelati Gattopardo". I carabinieri hanno già ascoltato, in ospedale a Licata, i due anziani genitori del presunto killer. Adesso, i militari dell'Arma - con in testa il comandante provinciale: il colonnello Vittorio Stingo - stanno ascoltando le mogli dei due uomini.

Quando Incardona si è presentato al comando provinciale dei carabinieri di Agrigento, al piantone, avrebbe, a quanto pare, detto: "E' una vecchia storia di mafia, una faida". E' il procuratore capo in persona, Luigi Patronaggio, che sta interrogando (ore 18,49 ndr.), al comando provinciale dei carabinieri di Agrigento, l'assassino Angelo Incardona, 44 anni, che, a quanto pare, starebbe rispondendo a tutti gli interrogativi che gli vengono rivolti. A condurre l'interrogatorio dell'indagato oltre al procuratore capo Luigi Patronaggio, anche il sostituto Maria Barbara Cifalinó, insieme al comandante provinciale dei carabinieri: il colonnello Vittorio Stingo e il comandante del mucleo Investigativo maggiore Luigi Balestra.

Avrebbe parlato di una faida legata a dinamiche interne ai "paracchi" di Palma di Montechiaro. Una storia molto complicata, tutta ancora da decifrare e verificare per carabinieri e Procura di Agrigento. Si è appena concluso (20,30 ndr.) l'interrogatorio, svolto dal procuratore capo Luigi Patronaggio, di Angelo Incardona, 44 anni, accusato dell'omicidio di Lillo Saito di 65 anni e del doppio tentato omicidio degli anziani genitori del socio della "Gelati Gattopardo".

I "paraccari" sono "famighiedde” - per come aveva già spiegato il collaboratore di giustizia Maurizio Di Gati - . E' una sorta di terza mafia siciliana, nata negli anni Novanta, che esiste ancora a Palma di Montechiaro e a Favara. L'indagato sta per lasciare il comando provinciale dei carabinieri di Agrigento.

La salma di Saito è stata trasportata all’ospedale di Agrigento a disposizione dell’autorità giudiziaria per l’autopsia.

L’arrestato è stato appena trasferito alla casa circondariale "Pasquale Di Lorenzo" di Agrigento.

(Aggiornato alle 21,10)

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