Psicosi Coronavirus, gli albergatori sono in ginocchio: "Si attivi un tavolo di emergenza"

A rischio il rinnovo dei contratti dei lavoratori: le disdette ormai superano il 50% delle prenotazioni

Albergatori messi in ginocchio dalla psicosi (in assenza ad oggi di contagi, fortunatamente, nella nostra provincia) connessa al Coronavirus. A denunciarlo sono gli stessi operatori del turismo aderenti a Confcommercio, Confesercenti e al Consorzio Turistico, i quali hanno inviato una lettera al sindaco della città di Agrigento e, per conoscenza, al prefetto e alle organizzazioni sindacali al seguito di una riunione durante la quale sono state individuate le attuali condizioni del comparto.

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Nella lettera, in particolare, si evidenzia come "a seguito dell’evoluzione sfavorevole della situazione sanitaria nazionale ed alle misure del Consiglio dei Ministri, volte al contenimento ed alla non diffusione del Coronavirus ma soprattutto alle negative ripercussioni economiche che si sono già registrate dopo la decisione di annullare l’evento Mandorlo in fiore che ha fatto precipitare repentinamente la situazione con annullamenti non solo legati al Mandorlo ma anche per i mesi a venire. La situazione - concludono -  certamente non lascia presagire nulla di buono per la stagione che tutti aspettavamo per riattivare i contratti con i lavoratori che ora sono seriamente a rischio". La richiesta è adesso di istituire un vero e proprio tavolo per gestire la crisi.

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A chiedere maggior assistenza è invece l'associazione "Tante case, tante idee". "L’emergenza coronavirus - dicono - colpisce anche il settore dell’accoglienza turistica della nostra città e non solo per una preventivabile calo negli arrivi, ma anche nella mancanza di preparazione per i gestori di strutture di accoglienza".

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Per questo l'associazione presieduta da Domenico Vecchio lancia un appello "alla Prefettura e ai responsabili della sanità pubblica a fornire informazioni adeguate e magari materiale esplicativo per gestire l’arrivo di turisti in questo periodo di allarme sanitario".

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