Il crack del gruppo Pelonero, Patronaggio: "Così la famiglia ha fatto sparire milioni di euro da un’azienda all’altra"

Il procuratore ha illustrato i dettagli dell’inchiesta ispirata al girone dantesco di chi non onora i debiti, tutto partì da un’intimidazione a un curatore

La conferenza stampa dell'arresto degli imprenditori del gruppo "Pelonero"

“È Ia seconda più grossa operazione anti-bancarotta dopo quella sul crack del gruppo Burgio”: lo ha detto il procuratore Luigi Patronaggio commentando i particolari dell’operazione “Malebranche”. Ad ispirare il nome dell’inchiesta è il girone dantesco dove si trovano quelli che in Sicilia chiamerebbero “malo pagatori”.

Il comandante provinciale della Guardia di finanza: "Credevano di non essere scoperti"

Patronaggio ha spiegato il meccanismo del crack che sarebbe stato realizzato dal gruppo Pelonero, riconducibile alla famiglia Sferrazza, da decenni operante, soprattutto, nel settore della vendita di casalinghi e di articoli per la casa. “Dodici società erano in mano alla stessa famiglia, che con la regia di una commercialista, venivano progressivamente svuotate dei beni che transitavano da un’impresa all’altra dopo avere accumulato un ottimo volume di affari. Creditori, fornitori ed erario - ha aggiunto il procuratore - in questo modo restavano senza un centesimo. Poi si ripartiva con un’altra azienda intestata a familiari prestanome e così via”.

L’ordinanza cautelare, eseguita dalla Guardia di Finanza, è stata firmata dal gip Luisa Turco su richiesta del procuratore e dei sostituti Alessandra Russo e Paola Vetro.

Il principale indagato, il cosiddetto “promotore dell’associazione”, è Gioacchino Sferrazza, ex presidente dell’Akragas, che nel 2009 fece parlare di sè dedicando la vittoria della sua squadra al boss di Palma, Nicola Ribisi.

Insieme a lui sono finiti ai domiciliari anche il padre Gaetano, la moglie Maria Teresa Cani, i figli Fabiana e Gaetano, il fratello Diego, la moglie Giovanna Lalicata e i figli Gaetano e Clelia. 

Arresti domiciliari pure per la commercialista Graziella Falzone. “È stata lei - ha spiegato il colonnello Rocco Lopane, comandante provinciale della Guardia di Finanza - a trovare le soluzioni tecniche per svuotare le aziende e fare sparire milioni di euro”. Le accuse contestate sono di associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, riciclaggio e auto riciclaggio. 

L’indagine è partita nel 2015, da un’intimidazione a un curatore fallimentare. “Ha subito danneggiamenti e furti, da questo fatto abbiamo compreso che ci si trovava davanti a qualcosa di più grosso. Abbiamo compreso - ha aggiunto Patronaggio - che eravamo in presenza di un vero e proprio sistema. Una galassia di imprese in mano ad una famiglia che ha sottratto milioni di euro all’economia”.

Gli indagati: Gaetano Sferrazza, 78 anni; Diego Sferrazza, 51 anni; Gioacchino Sferrazza, 54 anni; Gaetano Sferrazza, 30 anni; Fabiana Sferrazza, 26 anni; Gaetano Sferrazza, 28 anni; Clelia Sferrazza, 23 anni; Maria Teresa Cani, 54 anni; Lorena Argento, 33 anni; Giovanna Lalicata, 51 anni; Graziella Falzone, 53 anni; Vincenzo Lo Cicero, 36 anni; Francesco Maraventano, 38 anni; Mariella Mamo, 38 anni; Veronica Vassallo, 33 anni; Giulia Di Marco, 51 anni; Ignazio Giacchetto, 59 anni; Cristian Amato, 27 anni;  Assuntina Lupo, 55 anni; Nicolò Zambuto, 67 anni; Calogera Licata, 66 anni e Salvatore Noto 39 anni.

Nei confronti di Maraventano (anch'egli ex presidente dell'Akragas calcio), Lo Cicero e Lupo è stato disposto l'obbligo di dimora nel comune di residenza.

Le operazioni di perquisizione e sequestro nei confronti degli indagati (la famiglia Sferrazza ha nominato come difensore l'avvocato Daniela Posante, la commercialista è assistita da Santo Lucia) non sono ancora concluse. I finanzieri, secondo quanto si apprende, hanno trovato pure un'arma illegale in uno dei punti vendita. Si tratta, in particolare, di una pistola con caricatore e sei cartucce, trovata in un un ufficio del negozio di San Giusippuzzu. Non è escluso che possa scattare un secondo arresto in flagranza di reato. Al momento gli investigatori stanno cercando di individuare la persona che ne aveva la disponibilità. 

Quattro le società nei cui confronti il gip ha disposto il sequestro nominando un amministratore che le gestirà nell'attesa della definizione della vicenda giudiziaria.

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