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Lunedì, 30 Gennaio 2023
Tribunale / Lampedusa e Linosa

Migrante "pentito" ricostruisce traffico di esseri umani: spunta un video che lo smentisce?

Via libera a una perizia su un cellulare dal quale potrebbero emergere circostanze diverse da quanto sostenuto fino ad ora

Un video, registrato col cellulare del presunto scafista, sequestrato subito dopo l'arresto, potrebbe scagionarlo e soprattutto smentire quanto sostenuto da un gruppo di tre migranti che avevano avviato una collaborazione con la magistratura aprendo nuovi spunti investigativi sul traffico di esseri umani.

Sotto accusa, davanti ai giudici della prima sezione penale del tribunale di Agrigento, presieduto da Alfonso Malato, il tunisino Faouzi Ben Manssour, 42 anni, riconosciuto in foto da tre connazionali sbarcati il 7 luglio dell'anno scorso a Lampedusa. 

"In quattro guidavano l'imbarcazione con il gps, non saprei riconoscere chi sono gli altri tre. Siamo partiti dalla Tunisia con due barchini, poi trasbordati in una nave più grande. Abbiamo pagato seimila dinari per il viaggio iniziato sulle coste di Sousse, senza acqua, cibo e giubbotti di salvataggio". Questo, in particolare, il racconto di uno dei tre tunisini, che aveva aperto interessanti spunti investigativi nella lotta al traffico di esseri umani dall'Africa.

Gli altri due, invece, avevano fatto perdere le loro tracce prima di potere confermare la loro testimonianza nell'incidente probatorio. In seguito al racconto dei tre testimoni, era stato convalidato il fermo ed era stata disposta la custodia in carcere per Ben Manssour che, adesso, è finito a processo. 

Lo stesso tunisino, attraverso il suo legale Gianfranco Pilato, ha chiesto - ottenendolo - di fare esaminare il suo cellulare sostenendo che arriverebbe la conferma della sua totale estraneità alle accuse.

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