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Da sinistra il tenente colonnello Rodrigo Micucci, il sostituto Paolo Guido, il procuratore Francesco Lo Voi e il colonnello Giovanni Pellegrino

Da sinistra il tenente colonnello Rodrigo Micucci, il sostituto Paolo Guido, il procuratore Francesco Lo Voi e il colonnello Giovanni Pellegrino

Operazione "Montagna", Dda: "Agrigento come 'Gomorra', vera dimensione mafiosa"

Conferenza stampa del procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, l'aggiunto, Paolo Guido, con il comandante dei carabinieri di Agrigento, Giovanni Pellegrino, ed il tenente colonnello Rodrigo Micucci

"In assoluto è la più grossa operazione antimafia nel territorio agrigentino. Sono state colpite da misura cautelare soggetti provenienti da numerosi paesi e da numerose famiglie mafiose". Lo ha detto il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, commentando gli esiti della maxi operazione antimafia "Montagna" dei carabinieri.

Colpiti mandamenti e famiglie: 57 arresti

"Tutto ciò dà conferma - ha aggiunto Lo Voi - della ancora attuale e vitale presenza di Cosa nostra nel territorio". Una organizzazione che, soprattutto nel territorio agrigentino, "si connota per una particolare rigidità e chiusura delle sue strutture, ma che continuamente ricerca contatti e mantiene contatti con mandamenti di altre province dell'intero territorio siciliano". 

Ecco i nomi degli arrestati

Nel corso della conferenza stampa che si è tenuta al palazzo di giustizia di Palermo, è intervenuto anche il procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Paolo Guido, che ha definito l'inchiesta "monumentale". Presenti, inoltre, il comandante provinciale dei carabinieri di Agrigento, Giovanni Pellegrino, ed il tenente colonnello comandante del reparto operativo, Rodrigo Micucci.

In manette il sindaco Santino Sabella

"Ad Agrigento - ha aggiunto Guido - c'e' una dimensione mafiosa che è quella più autentica e preoccupante. Possiamo dire di avere arrestato quindici boss mafiosi di rango . Al di là dei fatti accertati, che documentano una attività imponente e massiva, Cosa nostra nell'Agrigentino è viva, attuale e operativa. La cosa più preoccupante, leggendo gli esiti di queste attività è che emerge uno spaccato sociologico relativo ad una ortodossia che ci riporta a 40 anni fa: perché alcune conversazioni intercettate rassegnano plasticamente concetti di Cosa nostra che credevamo superati: 'non si chiama mafia si chiama Cosa nostra'; 'Cosa nostra e' tutto...'. 'Cosa nostra significa rispetto; il rispetto e' il rispetto, e' la verita'': cio' dimostra che la filosofia e la cultura che emergono sono preoccupanti". Il sostituto procuratore, nel corso della conferenza stampa, ha tirato anche in ballo la serie tv "Gomorra" per il concetto di “rispetto”, sempre presente e sempre citato.

76 indagati, ecco i territori coinvolti

"Con l'operazione 'Montagna', che all'alba di oggi ha portato all'arresto di 57 persone "è stata decapitata Cosa nostra agrigentina - ha detto il colonnello Pellegrino - . Con l'operazione vengono aggrediti due mandamenti mafiosi preesistenti - dice ancora l'ufficiale dei carabinieri - e messa in luce l'esistenza di una nuova 'creatura', la 'Montagna' a cui aderiscono, sotto l'egida, del paese di Santa Elisabetta, anche i paesi della realtà provinciale montana di Agrigento".

Le sette imprese sequestrate

"Con la stessa operazione "sono stati anche decapitati i vertici di quindici mandamenti", dice. "Si tratta di un colpo molto importante che viene dato alla mafia agrigentina - aggiunge il colonnello Pellegrino - E' un segno di fiducia da parte di chi deve sentirsi spronato a credere nelle istituzioni, denunciando tentativi di estorsione, come abbiamo evidenziato in questo caso".

Le coop nel mirino degli investigatori

Pellegrino parla anche dei contatti tra la mafia agrigentina e le 'ndrine calabresi: "Sono emersi contatti soprattutto sul traffico di stupefacenti". E aggiunge: "C'è una rivendicazione del 'brand' Cosa nostra, quasi un orgoglio nel rivendicare questo brand. E nel sottolineare come la provincia di Agrigento sia più 'seria' a differenza di altre province, quali Palermo, della quale ritengono affidabile solo la realtà corleonese".

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