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Il verdetto

"Fece affari con il boss del paese per fare crescere le sue imprese": condanna definitiva per imprenditore di Racalmuto

Calogero Romano, 68 anni, già detenuto in carcere per un'accusa di bancarotta, dovrà scontare altri 6 anni e 6 mesi per concorso esterno in associazione mafiosa

Soldi e favori in cambio di protezione: la Cassazione rigetta il ricorso della difesa e rende definitiva la condanna a 6 anni e 6 mesi di reclusione nei confronti dell'imprenditore Calogero Romano, 68 anni, di Racalmuto.

L'imprenditore che ha operato in svariati settori fra cui quelli della fibra ottica e dell'edilizia, in particolare, è stato riconosciuto colpevole di avere stretto accordi con il boss del paese Ignazio Gagliardo che, in cambio di soldi e svariati favori, avrebbero protetto e garantito le sue imprese. 

Romano, secondo i giudici, contribuì al rafforzamento di Cosa Nostra, pur non facendone parte, fino a quando il suo principale punto di riferimento, ovvero Gagliardo, non entrò nel programma di protezione dei pentiti di mafia. 

"Fece affari con il boss": chiesta conferma della condanna

È stato, infatti, assolto per le condotte successive al 27 marzo del 2006, giorno in cui Ignazio Gagliardo, braccio destro del capomafia Maurizio Di Gati e per tanti anni dipendente dell’azienda di Romano, ha firmato il suo “contratto” con lo Stato.

E così, secondo quanto ricostruito nel processo, gli aveva chiesto di sancire una vera e propria alleanza finalizzata ad avere protezione in cambio di forniture di calcestruzzo, stipendio allo stesso Gagliardo e percentuale sui guadagni”.

I giudici, però, hanno escluso che gli accordi sarebbero proseguiti anche negli anni successivi con il benestare dei due capomafia Maurizio Di Gati e Salvatore Fragapane. Queste accuse sono state escluse fin dal processo di primo grado la cui sentenza è stata poi confermata nei due successivi gradi di giudizio.

Romano si trova già in carcere da alcune settimane per scontare una condanna a 4 anni e 6 mesi per bancarotta fraudolenta a cui si aggiungerà adesso la nuova pena per concorso esterno.

L'imprenditore, che ha sempre negato le accuse sostenendo di essere stato una vittima della mafia a cui aveva pagato il pizzo per anni, dovrà risarcire la Provincia regionale, il Comune di Racalmuto e la Regione Sicilia che si sono costituiti parte civile con l'assistenza degli avvocati Daniela Posante e Ignazio Valenza e con l'avvocatura di Stato. 

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