Cronaca

Sbarcò dalla Open Arms, il racconto: "In fuga da quando avevo 15 anni"

La giovane eritrea: "La barca di legno è rimasta bloccata al largo della Libia per due giorni. Il motore si era rotto. Imbarcavamo acqua. Le onde erano così forti... eravamo terrorizzati ma venivamo dall'inferno, non avevamo paura di morire"

“La barca di legno è rimasta bloccata al largo della Libia per due giorni. Il motore si era rotto. Imbarcavamo acqua. Le onde erano così forti... Eravamo terrorizzati ma venivamo dall'inferno, non avevamo paura di morire. Poi la Open Arms ci ha salvato”. Ha 18 anni ed è scappata dall’Eritrea la ragazza – l’hanno chiamata Feven – che ha raccontato la sua storia e la traversata della speranza, dalla Libia fino alle acque antistanti Lampedusa, all’Unhcr.

Il calvario di Feven era cominciato all'inizio del 2017, quando a soli 15 anni era dovuta fuggire dall'Eritrea -  raccontano dall'Unhcr - . Completamente sola. Ora non vuole parlare del suo viaggio prima della Libia, né dei 18 mesi trascorsi lì, nelle mani dei trafficanti. "Molte donne in questi centri – dice l'Unhcr - hanno subito violenze, stupri e torture allo scopo di estorcere denaro ai familiari rimasti a casa. Alcune sono state uccise. I trafficanti tengono prigionieri migranti e richiedenti asilo in Libia per mesi, a volte per anni, prima di farli imbarcare verso l'Europa".   

"C'erano solo due bagni per 130 persone. Dormivamo tutti insieme sul ponte della nave: alcune aree erano all'ombra, altre no. Facevamo a turno. Eravamo molto denutriti, ma non a causa di quei giorni trascorsi sulla nave – ha raccontato, secondo quanto riporta l’Unhcr, la giovane - . Era tantissimo tempo che non mangiavamo a sufficienza, nel lungo periodo trascorso negli hangar dei trafficanti in Libia". Feven ha detto che sulla barca con lei c'erano 52 persone provenienti da vari paesi africani, tra loro 15 donne e due bambini. Il viaggio è stato un incubo. "La barca di legno è rimasta bloccata al largo della Libia per due giorni. Poi la Open Arms ci ha salvato. Ma non ci era permesso di lasciare la barca perché l'Europa non ci voleva. Abbiamo iniziato a temere il peggio, che potessimo essere rimandati nell'inferno: in Libia" -  racconta - . Quattro giorni dopo l'arrivo sulla terraferma di Feven e del suo gruppo, hanno lasciato la nave per evacuazione medica. Gli altri sono sbarcati, invece, dopo l'intervento della Procura di Agrigento. 

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