Attentato di Nizza, il killer trascorse 15 giorni a Palermo a casa di un parente: la Dda apre inchiesta

Ad accertare la permanenza è stata l'intelligence. Il procuratore capo Luigi Patronaggio aveva lanciato allarme: "A Lampedusa il pericolo maggiore alla sicurezza pubblica è dato dall'arrivo dei terroristi"

La Direzione distrettuale antimafia di Palermo, diretta da Francesco Lo Voi, ha aperto una inchiesta sui contatti che avrebbe avuto a Palermo Brahim Aoussaoui, l'attentatore tunisino 21enne di Nizza. Oggi la Digos ha sentito alcune persone per cercare di ripercorrere le frequentazioni di  Aoussaoui in Sicilia prima di andare a Nizza. L'inchiesta è coordinata da Lo Voi e dall'aggiunto Marzia Sabella.

Il killer che ha colpito nella chiesa di Notre Dame a Nizza, Brahim Aoussaoui, prima di raggiungere la Francia ha trascorso 15 giorni a Palermo, ospite da un parente. "E’ quanto hanno accertato intelligence e antiterrorismo che da ieri stanno ricostruendo i movimenti del 21enne - spiega l'agenzia Ansa -. Il giovane, secondo quanto si apprende da qualificate fonti di sicurezza, avrebbe lasciato l’Italia non prima del 25 ottobre. Nelle due settimane che è rimasto in Sicilia, sempre secondo quanto è stato possibile ricostruire, non avrebbe frequentato ambienti radicali né avrebbe fatto trapelare alcun intento terrorista". 

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L'aggressore sarebbe arrivato in Italia il 20 settembre, mentre il 9 ottobre sarebbe stato trasferito in un centro per migranti a Bari, dopo la quarantena obbligatoria per tutti coloro che sbarcano. Dopo la sosta in Puglia aveva ricevuto un ordine di espulsione dal territorio italiano, con invito a rimpatrio. Il killer era anche stato indagato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina dalla Procura di Agrigento. E tornano d'attualità proprio le parole del procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, palermitano. "Il pericolo maggiore alla sicurezza pubblica più che dai barconi che partono dalla Libia proviene dagli sbarchi fantasma che arrivano dalla Tunisia - aveva detto -. Gli sbarchi fantasma sono un vero pericolo perché chi arriva così vuole sottrarsi all’identificazione” rappresentando così "un potenziale rischio nella lotta al terrorismo". Era il 2 luglio del 2019 e Patronaggio, veniva sentito davanti alla Commissione Affari costituzionali sui decreti sicurezza.

In quella occasione il magistrato, che lo scorso 20 settembre aveva appunto iscritto nel registro degli indagati, per immigrazione clandestina, Brahim Aoussaoui, aveva lanciato l'allarme sull'arrivo di potenziali terroristi sulle coste lampedusane. Anche Aoussaoiu era arrivato con un barchino autonomo, insieme con altri venti connazionali. Poi il trasferimento a Bari da dove ha fatto perdere le sue tracce. “Alcuni terroristi che hanno compiuto azioni in Paesi europei – aveva sottolineato Patronaggio rafforzando questa preoccupazione – sono arrivati in Europa passando proprio attraverso la porta Sicilia”.

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"Il pericolo maggiore sono gli sbarchi fantasma, perché la mancata identificazione rappresenta un potenziale rischio nella lotta al terrorismo - aveva aggiunto - I numero di migranti arrivati sulle coste siciliane è drasticamente calato e dei circa mille arrivati nei primi sei mesi in provincia di Agrigento “quelli soccorsi dalle ong rappresentano una porzione insignificante”, quindi per il decreto Sicurezza bis non vi erano “le condizioni di straordinaria necessità e urgenza”.

E già nel 2017, tre anni fa, lo stesso Procuratore aveva lanciato un ennesimo allarme sugli sbarchi fantasma. "Sono quasi tutti tunisini, ma i motivi per cui arrivano in Italia potrebbero non essere solo legati a bisogni economici. Tra loro ci sono persone che non vogliono farsi identificare, gente già espulsa in passato dall’Italia o appena liberata con l’amnistia dalle carceri tunisine o magari che ha preso parte alle rivolte del 2011. Tra loro potrebbero esserci anche persone legate al terrorismo internazionale. Per questo penso che siamo di fronte a un’immigrazione pericolosa".

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