Cronaca

Isterectomia totale ad una minore, chiesti 2 milioni di euro di risarcimento

A citare, davanti al tribunale, due medici e l'azienda sanitaria provinciale sono stati i genitori della giovane a cui vennero asportati utero ed ovaie

(foto ARCHIVIO)

Hanno citato in giudizio, dinanzi al tribunale, due medici e l’azienda sanitaria provinciale di Agrigento chiedendo il risarcimento danni di 1.942.145 euro. E l’udienza è stata già fissata per giorno 28. A farlo sono stati dei genitori. Sostengono che i medici “nel prestare la loro opera professionale di chirurghi e ginecologici in servizio al presidio ospedaliero di Licata, per colpa di negligenza, imprudenza e imperizia, hanno cagionato lesioni personali gravissimi consistite nell’asportazione dell’utero e delle ovaie (isterectomia totale) ai danni della figlia”. Fatto che è avvenuto a Licata il 31 gennaio del 2006.

I familiari della ragazza avevano anche avviato un procedimento penale contro i due medici. La sentenza di primo grado ha assolto due medici per non aver commesso il fatto e, riconoscendo la condotta colposa quale causa dell’evento dannoso, ha previsto la condanna a 4 mesi di reclusione per due sanitari e il risarcimento danni alle parti civili costituitesi. Nel giugno del 2011 e nel dicembre del 2013, il legale della famiglia ha invitato l’azienda sanitaria provinciale a intavolare una trattativa per la risoluzione stragiudiziale della richiesta risarcitoria. E questo nonostante, nel settembre del 2012, la Corte di appello ha dichiarato la nullità di tutti gli atti compiuti e della sentenza di primo grado, ordinando la restituzione del fascicolo al tribunale di Agrigento che, con sentenza del dicembre del 2014, ha dichiarato il non doversi procedere nei confronti dei medici in ordine al fatto loro iscritto per intervenuta prescrizione.

L’azienda sanitaria provinciale di Agrigento non ha aderito al procedimento di mediazione promosso davanti l’organismo di mediazione forense istituito al Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Agrigento. I genitori della minore hanno dunque citato l’Asp e due dottori a comparire – l’udienza è stata, appunto, fissata per il 28 maggio – davanti al tribunale per accertare e dichiarare che le lesioni riportate “sono esclusivamente imputabili ai sanitari con la conseguente condanna in solido al risarcimento del danno o in subordine della sola azienda sanitaria provinciale”. E il risarcimento danni è stato quantificato in 1.942145 euro. “Considerato che non essendo ancora pervenute la documentazione sanitaria e le relative relazioni – ha scritto l’Asp – dall’esame prima facie dell’atto di citazione risulta necessaria una costituzione in giudizio per confutare, in tutto o in parte, le pretese risarcitorie azionate”. Il responsabile del servizio Legale dell’ente ha comunicato di non poter assumere l’incarico di difesa e rappresentanza perché è impegnato in altri concomitanti adempimenti processuali e d’ufficio. L’Asp ha dunque deciso di affidarsi ad un avvocato esterno.

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