Blitz "Mosaico", le intercettazioni: "Con la Panda blu, quella sera, me ne sono andato a sparare"

Nicotra, vittima del tentato duplice omicidio di via Torino, aveva riconosciuto i killer ma sentito sommarie informazioni “non forniva alcuna indicazione utile e anzi iniziava l’opera – scrive il gip - di sviamento delle indagini e di grave ed ostinato intralcio all’accertamento dei fatti"

Carmelo Nicotra e l'auto sequestrata

“Sono arrivato là in ospedale e … mi ha aperto subito gli occhi che … li ha visti. Era Padre, Figlio e Spirito Santo”. Sono le ore 13 del 26 maggio del 2017 quando le cimici registrano la conversazione. Di fatto, uno degli indagati bisbigliando riferiva a Carmelo Nicotra la discussione intrattenuta la sera precedente con “Vicé” (identificato in Vincenzo Vitello, cognato di Maurizio Distefano) al quale – scrive il gip – aveva rivelato che Nicotra aveva riconosciuto i killer: “Guarda che li ha visti negli occhi e mi ha aperto gli occhi a me”.

“Nicotra interveniva nella discussione – ricostruisce il gip Guglielmo Nicastro che ha firmato, per il duplice tentato omicidio, le 7 ordinanze di custodia cautelare in carcere – precisando di aver riconosciuto Calogero Bellavia”. Nelle pagine dell’ordinanza viene riportata la frase che Nicotra avrebbe detto e che è stata registrata e trascritta: “e diciamogli che l’ho visto io a Caluzzo Carnazza”.

Il duplice tentato omicidio, il pentito Quaranta: "Il bersaglio era Maurizio Distefano"

Il giorno seguente al duplice tentato omicidio, verificatosi il 23 maggio del 2017 in via Torino a Favara, nei confronti di Carmelo Nicotra e Maurizio Distefano, Nicotra – sentito, in ospedale, a sommarie informazioni dai carabinieri – “non forniva alcuna indicazione utile e anzi iniziava l’opera – scrive il gip del tribunale di Palermo - di sviamento delle indagini e di grave ed ostinato intralcio all’accertamento dei fatti. In prima battuta sosteneva di non ricordare nulla poiché aveva perso i sensi subito dopo essere stato attinto dal proiettile. Dichiarava quindi che, al momento della sparatoria, si trovava da solo e che era stato colpito mentre si apprestava a chiudere il garage. Precisava di non aver mai visto dentro il suo garage la Fiat Panda sequestrata dai carabinieri”.

Le intercettazioni avviate, nella stanza degenza, dalla Squadra Mobile, che s’è occupata delle indagini e di eseguire gli arresti del blitz “Mosaico” – rivelavano però un’altra verità, ossia che Nicotra – sostiene l’accusa – aveva riconosciuto i killer. Nell’intercettazione, Nicotra avrebbe inoltre manifestato il timore che il gruppo avverso potesse ricollegare la Fiat Panda rinvenuta all’interno del suo garage con quella utilizzata per attentare alla vita di Calogero Bellavia: “Con la Panda blu, quella sera, me ne sono andato a sparare a Calò Carnazza .. Ora lo scoprono!”.

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“Quanto detto si riferisce, con tutta evidenza, - scrive il gip - ad un agguato organizzato da Nicotra ai danni di Calogero Bellavia, episodio mai denunciato a nessuna forza di polizia. Poiché all’epoca dell’agguato, la Fiat Panda sequestrata non era stata ancora oggetto di furto, appare evidente che Nicotra non poteva riferirsi all’omicidio di Carmelo Bellavia (avvenuto nel gennaio del 2015), ma ad un tentato omicidio nei confronti di Calogero Bellavia che non è stato mai denunciato”.

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