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Giovedì, 25 Aprile 2024
Tribunale / Favara

Appropriazione indebita e autoriciclaggio: imprenditrice chiede dissequestro dei beni

La difesa di Maria Barba, 40 anni, detta Giusy, ex moglie di Salvatore Lupo, ucciso il giorno di Ferragosto dell'anno scorso, sollecita la restituzione di conti e immobili per un valore di 750mila euro

La difesa dell'imprenditrice favarese, Giusy Barba, 40 anni, attiva nel settore dell’assistenza agli anziani e disabili, indagata per i reati di appropriazione indebita ed auto riciclaggio, chiede il dissequestro dei beni. Il difensore, l'avvocato Salvatore Pennica, ha impugnato l'ordinanza.

L'udienza al tribunale del riesame, in programma ieri, è slittata di 24 ore per consentire la sostituzione del giudice del collegio Manfredi Coffari incompatibile in quanto componente della Corte di assise davanti alla quale si celebra il processo per l'omicidio dell'imprenditore Salvatore Lupo, ex marito dell'indagata. Le due vicende sono strettamente connesse. 

I sigilli, nell'ambito di un'indagine coordinata dal pm Gloria Andreoli e svolta sul campo dalla Dia, sono stati apposti a dieci immobili e due conti correnti bancari. "L’attività di indagine economico-finanziaria  degli investigatori della Dia - è l'atto di accusa della procura - attraverso l’analisi di scritture contabili, libri sociali, movimentazione di rapporti finanziari, nonché copioso altro materiale documentale, ha permesso, sostanzialmente, di ricostruire il modus operandi adottato dai soggetti coinvolti accertando come siano riusciti nel tempo a reimpiegare il denaro provento dell’attività illecita scaturita dalla gestione di una società cooperativa Onlus".

I beni della Suami, società riconducibile all'indagata, sarebbero stati fatti sparire attraverso una serie di operazioni di riciclaggio.

Maria Giusy Barba è l'ex moglie di Salvatore Lupo, "dominus" della Onlus ed ex presidente del consiglio comunale di Favara, ucciso il giorno di Ferragosto dell'anno scorso. Per il delitto è stato arrestato ed è finito a processo il padre della donna, Giuseppe Barba, che lo avrebbe assassinato per i contrasti economici legati alla separazione con la figlia. La stessa donna è stata rinviata a giudizio insieme all'ex marito per l'accusa di estorsione nell'ambito di un'inchiesta che ipotizza il pizzo col "cavallo di ritorno" ai dipendenti della cooperativa. 

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