Domenica, 14 Luglio 2024
La denuncia

Beni confiscati alla mafia, la denuncia di "A testa alta": "Numerose anomalie in provincia"

Il presidente dell'associazione che da anni denuncia il malfunzionamento del sistema in provincia

Tanti beni confiscati, pochi o pochissimi effettivamente trasferiti alla cittadinanza per tornare ad essere produttivi. Poca trasparenza nelle gestione, poco interessamento dei Comuni verso un patrimonio che dovrebbe essere di tutti e di fatto nessun intervento da parte degli organismi preposti per rimettere "in riga" chi non si adopera per questo scopo.

E' una denuncia durissima e circostanziata quella che nei giorni scorsi il responsabile dell'associazione "A Testa alta" Antonino Catania ha fatto durante un incontro pubblico alla Camera di Commercio per la presentazione del progetto "O.K. Open Knowledge" destinato appunto ai beni confiscati, che saranno adesso messi in rete per un monitoraggio quanto mai necessario.

Non un'associazione qualunque, ma una che in questi anni ha più volte evidenziato come il sistema non funzioni, a partire da Licata, la città in cui opera.

"Alla crescita esponenziale del numero di beni confiscati trasferiti al Comune di Licata negli ultimi anni (nella sola Licata vi è il 30% circa degli immobili trasferiti ai comuni agrigentini: 127 su un totale di 440) - dice Catania -, ha fatto da contraltare la radicata e profonda disorganizzazione degli uffici comunali e la mancanza di qualsiasi programmazione e di pianificazione degli interventi. La nostra esperienza ci permette di affermare che non è un problema di mancanza di risorse". Era i 2014 quando l'associazione denunciò in un dossier che i beni erano "Confiscati e abbandonati". "Salvo qualche eccezione, limitata agli immobili destinati a fini istituzionali - dice ancora Catania - i beni confiscati, per rifarmi al titolo del nostro documentario, abbandonati erano e abbandonati sono rimasti. La situazione in provincia non è diversa. Rimangono le numerose e gravi anomalie denunciate nel 2014".

Così la città dell'Aquila diventa simbolo di un problema più radicato ed esteso. "E' impossibile parlare di dati, analisi e proposte, di cittadinanza attiva e responsabile se non dimostriamo che la legge per il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alle mafie, il Codice Antimafia e le altre leggi della Repubblica italiana si impongono anche per la provincia di Agrigento". Manca ancora trasparenza piena da parte dei Comuni nel mettere in rete i beni affidati e soprattutto chiarire a chi sono affidati - e se lo sono -, si partecipa poco o nulla ai bandi per reperire le risorse necessarie al recupero. 

In tal senso Catania evidenzia come oggi l'unico esempio di "buona prassi dell'imprenditoria sociale nell'ambito della gestione dei beni confiscati", sia la cooperativa "Rosario Livatino - Libera Terra" e che oggi manchino "le condizioni affinché questo esempio venga imitato e replicato da altre cooperative, da altre associazioni, da altri imprenditori". Catania, inoltre, ha aggiunto che ad oggi si fa la "guerra" alla cooperativa da parte delle istituzioni: il riferimento è ad esempio alle "ordinanze che ingiungono la rimozione dei rifiuti abbandonati per i quali la Cooperativa non ha — né poteva avere — alcuna colpa; ordinanze tutte annullate dal Tar perché palesemente illegittime".

Ma non solo, il presidente di "A Testa alta" denuncia come si stia realizzando un "pasticcio giuridico e burocratico" con la mancata proroga della durata del Consorzio per la legalità e lo sviluppo, oggi rifondato. "Questo comporta che abbiamo cooperative e associazioni concessionarie di beni confiscati che si trovano senza il concedente - continua Catania - contratti di comodato e affidamenti che, giuridicamente, non valgono più nulla perchè estinti e la totale assenza di controlli, data l’inesistenza di un concedente, circa il corretto utilizzo dei beni assegnati. La costituzione di un nuovo Consorzio non risolve queste criticità. Un pasticcio che intacca la credibilità delle Istituzioni agrigentine - conclude - e che non può continuare a passare inosservato".

Una speranza, quest'ultima, che non è chiaro se. condivisa dalle medesime autorità che di questi temi dovrebbero occuparsi.

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