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L’intervento

Mandorlo in fiore e accompagnatori volontari, divampa il dibattito sui social: “Perché devono lavorare gratis?”

Il direttore organizzativo Giovanni Di Maida chiarisce: “In realtà questa figura non è mai stata retribuita”. Tant’è che, per decenni, è stata considerata una ghiotta occasione per fare nuove conoscenze e magari per trovare l’amore della vita

Ci sono ancora oggi esempi di matrimoni ben riusciti e consolidati di agrigentini che hanno conosciuto la propria compagna di vita grazie alla Sagra del mandorlo in fiore. Hanno incontrato l’amore facendo gli accompagnatori dei gruppi folcloristici e ora, da anziani, raccontano gustosi aneddoti su fidanzamenti inattesi, sfociati in unioni durature con tanto di prole.

Ci si faceva addirittura ”raccomandare” da amici o parenti vicini agli organizzatori per ottenere quel ruolo privilegiato. 

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"Gli accompagnatori - chiarisce il direttore organizzativo del Mandorlo in fiore Giovanni Di Maida - non sono mai stati pagati. C’è sempre stato posto per tutti, come quest’anno del resto. Non c’è nessuna selezione ed accetteremo tutte le candidature anche in caso di soprannumero. Ovvio che conoscere almeno la lingua inglese aiuterebbe non poco". Di Maida, tra l’altro, svolgerà l’attività di direttore organizzativo a titolo gratuito.

Come non ricordare quanto fosse desiderato, neanche a dirlo, il posto da accompagnatore delle majorette? A tutto si pensava tranne che a ricavarci qualche soldo. In decenni di Mandorlo in fiore non si è mai parlato di ricompensa in denaro per questa specifica occupazione, interpretata sempre come occasione di divertimento e socializzazione a tutto tondo. Semmai sarebbe stato lecito aspettarsi l’esatto contrario: c’è chi avrebbe sborsato soldi di tasca propria per sbaragliare gli altri candidati, nelle poche occasioni in cui non tutti potevano essere accontentati. Altro che compenso. Quel tesserino, quella sorta di supremo biglietto omaggio valido per tutta la settimana del Mandorlo, alcuni lo consideravano un trofeo.

Eppure, leggendo post e commenti su Facebook, sembra che la visione su questo specifico aspetto del Mandorlo in fiore sia cambiata. O, più semplicemente, chi polemizza non ha idea di cosa stia parlando e non conosce i precedenti.vLa comunicazione ufficiale dell’avvio “reclutamento” dei volontari ha scatenato il dibattito sui social. 

In molti sostengono che non sia giusto, addirittura “scandaloso” non retribuire i ragazzi che prestano la loro attività lavorativa facendo gli accompagnatori dei gruppi folk. C’è chi parla di “sfruttamento della gente onesta che deve essere pagata visto il grosso budget stanziato per la manifestazione”. E chi se la prende pure con Achille Lauro: “A lui i soldi li avete dati, alla gente comune invece chiedete di lavorare gratis”.

Ed ancora: “Io non ci vado di sicuro, non intendo lavorare per ingrassare le loro tasche. I tempi della beneficenza sono finiti”.

E non è finita: “Fissare i limiti di età è una vera e propria discriminazione, un ragazzo a 20 anni non può lavorare bene come un adulto di 40. Fino ad arrivare al reddito di cittadinanza: “Lo faccia chi ha il reddito, almeno rende un servizio utile alla collettività”. 

Segno, insomma, che quell’aspetto romantico e goliardico di un tempo sia probabilmente tramontato.

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