Lunedì, 22 Luglio 2024
Licata Licata

Disordini durante le demolizioni delle case abusive a Licata, processo non sarà azzerato

La difesa degli imputati dà il consenso a utilizzare le prove raccolte anche dopo il trasferimento del giudice

Il giudice Giancarlo Caruso nelle prossime settimane lascerà il tribunale e sarà trasferito ma il processo per i disordini in occasione delle demolizioni degli immobili abusivi a Licata non sarà azzerato. L’avvocato Giuseppe Arnone, che insieme al collega Santo Lucia, difende i due imputati - il barista Francesco Vitali, 52 anni, e il figlio Angelo, 25 anni, arrestati il 23 maggio del 2016 dopo gli scontri con le forze dell’ordine in occasione dell’avvio delle demolizioni - ha dato il consenso a utilizzare gli atti già acquisiti al dibattimento. Di conseguenza, alla ripresa del processo, fissato per il 6 giugno davanti a un nuovo giudice, non si dovrà ripartire da capo con la convocazione di tutti i testi già sentiti ma si procederà direttamente all’audizione dell’ultimo teste e alle discussioni conclusive. 

Ad Angelo Vitali, peraltro, la Procura - l’inchiesta è stata condotta dal pm Salvatore Vella - contesta di avere colpito con un pugno al volto il dirigente del commissariato Marco Alletto provocandogli “una ferita lacero contusa al labbro superiore, giudicata guaribile in otto giorni”. Gli altri tre imputati (Gianluca Mantia, 37 anni, portavoce del comitato degli abusivi di Licata, Giuseppe Mulè, 34 anni, e Andrea Mulè, 41 anni) hanno chiesto la cosiddetta messa alla prova.

Gli scontri si verificarono in contrada Gallodoro, quando le ruspe stavano entrando in azione per abbattere l’immobile dei Vitali e precisamente quando gli operai lo stavano svuotando dalle masserizie per procedere alla demolizione. Un gruppo di manifestanti, fra cui i Vitali, entrò in contatto con le forze dell’ordine che avevano allestito un cordone lungo la strada che portava all'immobile. 
 

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