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Abusivismo edilizio, denunciati 14 licatesi

Sono stati sorpresi dalla polizia municipale ad edificare in assenza di concessione edilizia. Intanto prosegue la rimozione delle macerie delle villette demolite

A Licata l’abusivismo edilizio non conosce soste, e ciò malgrado ormai oltre tre mesi siano in corso le demolizioni delle villette realizzate illegalmente sulla costa.

Gli agenti della polizia municipale hanno denunciato a piede libero 14 persone, sorprese a costruire in assenza di concessione edilizia o, comunque, in difformità rispetto all’autorizzazione ottenuta. I vigili urbani della Sezione Edilizia, nelle ultime settimane, hanno scoperto i cantieri abusivi ed hanno fermato i lavori, iscrivendo le 14 persone nel registro degli indagati. I sigilli sono stati apposti ad uno dei fabbricati in questione, mentre per gli altri è stato avviato l’iter degli accertamenti. A Licata, come è noto, le ruspe della ditta Patriarca Salvatore hanno appena ultimato la demolizione di 16 villette, iniziata il 20 aprile scorso, ed ora stanno portando via le macerie. Ma la procura di Agrigento ha già indirizzato al Comune un nuovo elenco con altre 100 case da demolire. I lavori di trasferimento dei detriti andranno avanti fino a venerdì. Poi ci sarà la pausa estiva, e le demolizioni riprenderanno intorno alla metà di settembre. 

Intanto il deputato agrigentino del Pd, Giovanni Panepinto, è intervenuto sul testo sul ddl relativo al testo unico sull’edilizia in discussione all’Ars, annunciando il voto favorevole del suo partito.  “Si mette finalmente la Sicilia – scrive Panepinto - nella condizione di fare ordine in un settore cruciale”. Panepinto ha poi rivolto un appello al governo regionale ed alla commissione Territorio e Ambiente dell’Ars affinché, “insieme con le associazioni di professionisti e di ambientalisti, si possano superare i problemi legati alle migliaia di pratiche relative alle sanatorie dell’85 e del ’94 che intasano – ha concluso il capogruppo del Pd - da troppo tempo gli uffici dei comuni siciliani e tengono nell’incertezza migliaia di famiglie”.
 

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