Lunedì, 14 Giugno 2021
Politica

Futuro del consorzio Tre sorgenti, lo scontro si fa rovente

Continua la polemica a distanza tra Pullara, Di Ventura e Galanti. Il deputato annuncia: "Risponderanno nelle sedi opportune"

"Leggo dalla stampa e da Facebook le scomposte reazione di Galanti, sindaco di Licata, e di Di Ventura, sindaco di Canicattì, in merito alle mie affermazioni sul commissariamento ed imminente scioglimento del consorzio Tre Sorgenti ove gli stessi piuttosto che confutare le mie affermazioni la vogliono buttare in lite aggredendo sul piano personale invece che su quello delle idee".

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Si rinfocola la polemica a distanza tra il presidente del gruppo parlamentare dei Popolari e Autonomisti all’Ars, Carmelo Pullara e i sindaci di Canicattì Ettore di Ventura e Licata Pino Galanti. Questi ultimi, in particolare, avevano replicato a muso duro alle richieste avanzate dal deputato rispetto all'ipotesi di commissariamento della società Tre Sorgenti.

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"La mia colpa – spiega Pullara - è stata quella di avere sollevato una problematica di così tanta gravità la cui responsabilità è da addebitare ad entrambi, che prima (l’obbligo di consegna delle reti sbandierato da entrambi e’ quanto meno del 2017 se non prima) hanno cercato di gestire il consorzio Tre Sorgenti, che se ciò che affermano e’ vero in violazione di legge, poi, evidentemente, non riuscendoci o non essendo capaci a fare ciò che forse si erano prefissi, hanno deciso di mollare il consorzio al proprio destino verso un  commissariamento che è preludio dello scioglimento. E se così non fosse e che era obbligo di legge - si chiede -, sbandierando la parola legalità, che senso ha avuto nominare il Cda?! Forse uno scambio politico?! Forse un pegno elettorale?! Forse un obbligo per garantirsi appoggi in consiglio comunale?! Forse qualcos’altro?!".

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Pullara, inoltre, afferma che Di Ventura e Galanti, "per le affermazioni apparse sulla stampa o su fb lesive della mia persona e dignità anche per il ruolo rivestito avranno modo di rispondere nelle dovute sedi perché il sollevare una problematica nell’interesse collettivo non può fare trascendere due amministratori a linguaggi e termini ma anche allusioni da bar o cortile".

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