Il sequestro della Scala dei Turchi, i retroscena: "E' Demanio marittimo necessario"

Il provvedimento che ha comportato l'apposizione dei sigilli sugli accessi alla scogliera di marna bianca dovrà essere convalidato dal gip. Per il procuratore capo Luigi Patronaggio non ci sono però dubbi: "Il sito deve essere gestito da 'mano' pubblica"

Un momento della conferenza stampa svolta in Procura

"Plauso alla Guardia costiera che ha fatto un'attività di indagne particolarmente accurata soprattutto per appurare i titoli di proprietà. Sono state fatte delle indagini presso la Conservatoria dei registri immobiliari, presso l'agenzia delle entrate, presso il Demanio, presso l'archivio notarile. Un lavoro particolarmente attento che ha portato al sequestro della Scala dei Turchi e all'iscrizione di un indagato. Noi riteniamo che tutto il sito sia demaniale, con qualche piccolo distinguo nel senso che la parte in basso riteniamo che sia un Demanio marittimo necessario, sostanzialmente l'arenile dove viene fatta la balneazione e dove i turisti prendono il sole, e anche la parte a monte fa parte del Demanio regionale". Lo ha spiegato, durante la conferenza stampa convocata al quinto piano del palazzo di giustizia di via Mazzini, il procuratore capo Luigi Patronaggio che ha firmato un sequestro preventivo e d'urgenza.  

Il sequestro della Scala dei Turchi, Patronaggio: "Solo l'ente pubblico può garantire tutela"

"Il primo motivo per cui ho firmato il provvedimento di sequestro è perché vi è un pericolo di crollo ed occorre tutelare i visitatori e i bagnanti della prossima stagione balneare. Un altro motivo è perché il sito è sottoposto a gravi vandalismi, ci sono persone incivili che staccano pezzi di marna, ci sono dei graffiti che vengono realizzati sulla marna, ancora si piantano gli ombrelloni sulla marna - ha spiegato Patronaggio - . Sono stati fatti carotaggi per pseudo fini scientifici senza che nessuno li abbia autorizzati. Per cui c'erano ragioni d'urgenza sia in ordine alla tutela delle persone che in ordine alla tutela del bene stesso. Un provvedimento di sequestro d'urgenza necessita della convalida del gip per cui aspettiamo la convalida nei prossimi 10 giorni. Posso anticipare - ha evidenziato il procuratore capo - che saranno effettuate delle accurate perizie, in contraddittorio fra le parti, per avere un quadro certo di quello che è lo status della Scala dei Turchi. A prescindere dalle ulteriori fasi processuali, è un bene di grandissimo valore paesaggistico, storico, archeologico, geologico e che è un sito, che per sua naturale funzione, deve essere gestito dalla 'mano' pubblica, da un ente pubblico". 

Il sequestro della Scala dei Turchi, Procura: "Pericolo di vita per i visitatori

"I costi di messa in sicurezza del sito sono elevati e impegnativi, la Regione è già intervenuta su quella parte di terreno che l'indagato ritiene essere sua - ha spiegato il procuratore capo Luigi Patronaggio, durante la conferenza stampa, - . E' intervenuta con quasi 300 mila euro di impegno, altri lavori di messa in sicurezza vanno fatti sul costone Ovest e, comunque, va garantita la sicurezza di chi si reca sul sito: deve essere regolamentato anche l'accesso. Questi i motivi che mi hanno spinto ad agire d'urgenza". 

La Scala dei Turchi si sbriciola, Procura sequestra la scogliera: un indagato

"L'obiettivo fondamentale dell'inchiesta era quello di chiarire di chi è la proprietà della Scala dei Turchi. Nell'attività investigativa svolta negli uffici amministrativi ci siamo resi subito conto che c'erano delle verità 'nascoste': la pretesa del privato non era fondata - ha spiegato, sempre durante la conferenza stampa, il comandante della Guardia costiera di Porto Empedocle, il capitano di fregata Gennaro Fusco, - . Sono stati sentiti testimoni o soggetti che erano a conoscenza dei fatti legati alla Scala dei Turchi e soprattutto andando negli uffici dove abbiamo potuto ritrovare documenti lontani nel tempo. E' stato un lavoro complesso e alla fine ha portato alla convinzione che il bene è pubblico. Il bene può essere definito di Demanio pubblico. Ringrazio tutto il personale che s'è prestato per questa attività".

Le ipotesi di reato contestate

"Sciabbarrà Ferdinando - individuato quale proprietario del sito nelle visure catastali, le quali tuttavia non sono titoli costitutivi della proprietà, - è stato iscritto nel registro degli indagati ai sensi dell’articolo 1161 del codice della navigazione: per aver occupato porzioni del demanio marittimo e, ai sensi dell’articolo 633 in relazione al 639bis codice penale, per aver arbitrariamente invaso porzioni di terreno, già facenti parte del demanio comunale e oggi attribuite al demanio della Regione Sicilia, ed in particolare per aver preteso lo sfruttamento economico dell’area - hanno scritto ufficialmente dalla Guardia costiera di Porto Empedocle - . Altri reati contestati a Sciabbarrà sono: ex art. 673 codice penale, per avere, nella sua qualità di possessore di fatto, omesso di collocare segnali e ripari idonei ad impedirne pericoli alle persone in transito; ex art. 170 codice dei Beni culturali e del Paesaggio (D.Lgs. 42/2004), per avere destinato l’area ad un uso incompatibile con il suo intrinseco carattere paesaggistico, storico, artistico, archeologico ed etnoantropologico;  ex art. 733 codice penale, per avere, con più azioni ed omissioni, deteriorato e comunque danneggiato il sito, provocando un nocumento al patrimonio archeologico, storico ed artistico nazionale ed, in particolare, per avere impedito il danneggiamento della marna attraverso graffiti e carotaggi".

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"Solo un custode pubblico può porre in essere idonee misure volte a salvaguardare l’incolumità della popolazione e dei turisti e può stabilire una ordinata fruizione al pubblico e, infatti, la custodia del sito Scala dei Turchi è stata affidata - ha rimarcato la Capitaneria di Porto Empedocle - al dirigente della struttura territoriale dell’Ambiente di Agrigento-Caltanissetta della Regione Siciliana e al sovrintendente ai Beni culturali ed ambientali di Agrigento".

Scala dei Turchi, la Regione chiede una riunione operativa a Realmonte

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