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Sabato, 4 Febbraio 2023
Operazione Xydi / Canicattì

La maxi inchiesta sul mandamento di Canicattì: Messina Denaro diserta l’udienza

L’ex superlatitante, catturato lunedì dai carabinieri del Ros, non si presenta all’apertura del procedimento. L’avvocato Angela Porcello e l’ex compagno Giancarlo a Buggea sono stati già condannati

Matteo Messina Denaro, catturato lunedì dai carabinieri del Ros, ha rinunciato a comparire all’udienza preliminare nel procedimento "Xydi" che vide coinvolti padrini e gregari della mafia agrigentina fra cui l’avvocata Angela Porcello e il compagno Giancarlo Buggea, condannati rispettivamente a 15 anni e 4 mesi e 20 anni.

La posizione del capomafia era stata stralciata perchè Messina Denaro era latitante e in questi casi una legge del 2019 prevede la sospensione del procedimento.

All’udienza di oggi, alla quale il boss avrebbe potuto partecipare in videoconferenza dal carcere de l’Aquila, è arrivata una rinuncia come già aveva fatto al processo sulle stragi in programma a Caltanissetta.

Il processo in corso a Messina Denaro davanti al gup di Palermo, sospeso durante la sua latitanza, nasce da una indagine della Dda coordinata da Paolo Guido che portò a decine di arresti. Una tranche si è conclusa con condanne a pene comprese tra 10 mesi e 20 anni mafiosi di boss e professionisti agrigentini accusati a vario titolo di associazione mafiosa. Condannati anche un poliziotto e un agente penitenziario che rispondevano,  rispettivamente, di accesso abusivo al sistema informatico e rivelazione di segreto d'ufficio. Il processo, è stato celebrato in abbreviato. L''avvocata Angela Porcello, venne condannata a 15 anni e 4 mesi per associazione mafiosa. Secondo quanto ricostruito dai pm per due anni, nell'ufficio della penalista si sarebbero tenuti summit tra i vertici delle cosche agrigentine. Rassicurati dall'avvocato, i capi dei mandamenti di Canicatti', della famiglia di Ravanusa, Favara e Licata, Simone Castello, ex fedelissimo del boss Bernardo Provenzano  e il nuovo capo della Stidda, l'ergastolano Antonio Gallea, a cui i magistrati avevano concesso la semilibertà, si ritrovavano nello studio della Porcello per discutere di affari e vicende legate a Cosa nostra. Le centinaia di ore di intercettazione disposte nello studio penale dopo che, nel corso dell'inchiesta, i carabinieri hanno compreso la vera natura degli incontri, hanno consentito agli inquirenti di far luce sugli assetti dei clan, sulle dinamiche interne, di coglierne in diretta, dalla viva voce di mafiosi di tutta la Sicilia, storie ed evoluzioni. 

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