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Martedì, 28 Maggio 2024
L’emergenza / Lampedusa e Linosa

Scalzi e con vestiti leggerissimi: 50 piccoli migranti dormono all'addiaccio nell'hotspot

La testimonianza: "La sera e la notte fa freddo nel vallone dove si trova la struttura e i bambini sono senza scarpe e degli abiti primaverili o estivi"

C'è difficoltà di linguaggio. Migranti ed operatori riescono a comunicare, spesso e volentieri, soltanto a gesti. Ma che i piccoli abbiano freddo, che siano scalzi e che servirebbero vestiti e calzature è evidente. E non serve neanche parlare. 

Una decina sono senza scarpe, tutti o quasi indossano vestiti leggerissimi, primaverili o estivi, e non hanno nessun ricambio. Sono una cinquantina, da pochi mesi a 4 o 5 anni, i bambini che attualmente - fra i 1.611 ospiti - si trovano all'hotspot di Lampedusa. Piccoli che hanno quel poco che gli operatori della struttura di primissima accoglienza sono riusciti a mettere a disposizione. Ma mancano le scarpe, ma anche le tute o qualunque tipo d'abbigliamento che consenta loro di stare al caldo, soprattutto la sera.

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"La sera c'è freddo, molto spesso anche vento - raccontano alcuni operatori dell'hotspot - . I più piccoli vengono sistemati, assieme ai genitori, dentro i padiglioni. Ma in una struttura che può ospitare massimo 400 persone, quando si arriva a poco meno di 2.500 o anche 1.600 capita che siano gli stessi genitori a mettersi all'esterno, sotto gli alberi. In queste giornate di sole è meglio che stare dentro. Ma la sera, la sera e la notte - sospira uno degli operatori - fa freddo nel vallone dove si trova la struttura e i piccoli sono scalzi e con vestiti non adeguati". Il continuo turnover di migranti, molti dei quali appunto minorenni, crea anche questo genere di difficoltà all'hotspot. Ma trattandosi di piccini, si intenerisce anche il cuore di chi è "abituato" ad avere a che fare con il multiemergenziale fenomeno dell'immigrazione clandestina. 

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La suora: "Abbiamo portato tante scarpe neanche una decina di giorni addietro"

"Una decina di giorni addietro ha chiuso un negozio di calzature a Lampedusa. Siamo state noi stesse a portare tutte le scarpe, nuovissime e dentro le scatole, all'hotspot. E c'erano tantissime calzature per bambini. E' vero che l'andirivieni di migranti ha avuto numeri esponenziali, ma sono già finite?". Lo dice suor Maria Ausilia, monaca dell'ordine Salesiano, che da tre anni si prende cura dei migranti che sbarcano a molo Favarolo a Lampedusa, assieme ad altre due suore, in merito alla mancanza di scarpe per i piccini - una cinquantina - che si trovano nella struttura di primissima accoglienza di contrada Imbriacola. "E' attraverso il vicesindaco che siamo riuscite a fare questo gesto di beneficenza e abbiamo lasciato tutto davanti al cancello - ha continuato la suora - . Forse ci sono ancora e non sono state distribuite per inefficienza. Servono braccia e aiuti concreti da parte dello Stato - conclude suor Maria Ausilia - . Lo Stato la smetta di sperperare i soldi perché c'è anche uno sperpero, questo è evidente". 

(Aggiornato alle ore 17,40)

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