"Il Castello dei Firetto non è abusivo e ha dato benessere al territorio", i giudici demoliscono l'accusa

Depositate le motivazioni del tribunale del riesame, a dare il via alle indagini era stato anche il grande rivale Giuseppe Arnone

“La società dei fratelli Firetto, a seguito di lavori e investimenti ingenti, ha restituito alla collettività un bene storico ed architettonico che altrimenti sarebbe stato destinato all’oblio e alla sicura rovina, con un lavoro di restauro, se non perfetto, comunque nel complesso rispettoso dell’originale”.

L'inchiesta sugli abusi edilizi, dissequestrato il Castello

Il presidente della seconda sezione penale del tribunale di Agrigento, Wilma Angela Mazzara, quindici giorni dopo il dispositivo, ha depositato le motivazioni del provvedimento del riesame con cui è stato disposto il dissequestro del Castello Colonna, vecchio complesso monumentale di Joppolo Giancaxio risalente ai primi del Settecento, che la famiglia del sindaco di Agrigento, Calogero Firetto, ha acquistato una decina di anni fa per restaurarlo e destinarlo a banchetti nuziali.

Lo stesso primo cittadino, insieme al fratello Mirko, sono indagati per reati edilizi. Secondo il pubblico ministero Antonella Pandolfi e il gip Francesco Provenzano, che qualche giorno prima di Natale ne ha disposto il sequestro, il complesso sarebbe stato abusivo. Nel mirino una serie di opere, interne ed esterne, che – secondo l’accusa – sarebbero state illegittime.

Abusi edilizi nel Castello dei Firetto, scatta sequestro

I giudici, che lo scorso 8 gennaio, poco dopo l’udienza, avevano disposto il dissequestro, accogliendo il ricorso dei difensori, gli avvocati Angelo Farruggia, Gaetano Caponnetto e Antonino Reina, adesso demoliscono l’impianto accusatorio. I termini usati sono abbastanza perentori. “L’opera – scrive il giudice Mazzara – è stata, peraltro, destinata ad attività economiche in un contesto depresso e povero di iniziative imprenditoriali private. Questa attività ha portato, se non benessere, posti di lavoro e attività di indotto”. 

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A dare impulso all'indagine era stata una denuncia di Giuseppe Arnone, grande rivale di Firetto che sfidò alle elezioni amministrative del 2015.

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