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La sentenza

Acquistati Suv con fondi del Ministero della Famiglia: condannati ex dirigente e dipendente

Dovranno restituire 120mila euro in solido: secondo i giudici per non provocare un "danno politico" ne hanno provocato uno erariale al Ministero

Acquistarono suv e personal computer per conto del Comune di Agrigento con fondi destinati a servizi a sostegno dell'infanzia: ex dirigente e dipendente condannati dalla Corte dei conti a risarcire 120mila euro al Ministero della Famiglia.

La sentenza, dopo l'udienza del 15 febbraio è stata pubblicata oggi, anche se risale a sette giorni fa. Nelle decine di pagine del provvedimento, i giudici accolgono in larga parte la linea della Procura, sostenendo che i due accusati, Gaetano Di Giovanni e Angela Orlando, avrebbero operato con "pervicacia" al fine di "esaurire le somme a disposizione ad ogni costo pur di non far sorgere una responsabilità - in questo caso al più di tipo politico - che sarebbe derivata in capo all'amministrazione del Comune di Agrigento in caso di restituzione parziale del finanziamento non impegnato". Una condotta che proverebbe "l'elemento soggettivo del dolo eventuale"

Come noto, infatti, una delle linee difensive utilizzate (anche fuori dall'aula di tribunale) è stata quella della "necessità" di spendere le somme residue del trasferimento che, per vari motivi, l'ente non riuscì ad utilizzare per il loro scopo principale, cioè servizi destinati ai più piccoli. 

Una difesa, questa, che non ha convinto i giudici: "il mutamento delle condizioni pandemiche. 'inutilizzabilità del fondo per le asserite iniziative natalizie presso la locale ludoteca o l'asserita assenza di pulmini in pronta consegna, anche ove pienamente provate, non giustificherebbero comunque in alcun modo l'impiego delle risorse per finalità estranee rispetto a quelle per le quali erano preordinate specie in considerazione della possibilità di restituire la sola quota di finanziamento non impegnata".

Anzi, secondo la sentenza, "l'esigenza ripetutamente rimarcata dai convenuti di esaurire il finanziamento concesso" si fonderebbe su un "percorso logico ben lontano dai principi di sana gestione finanziaria" fondato "sull'errato assunto - ribadito anche nel corso dell'udienza pubblica che la restituzione del finanziamento alla pcm avrebbe prodotto un danno al Comune di Agrigento. Tuttavia, tale assunto, rinvenibile nelle difese di entrambi i convenuti. li ha condotti a produrre un reale danno all'erario che. invece, non si sarebbe configurato qualora la quota di finanziamento non impiegato fosse stata restituita all'Amministrazione centrale".

La stessa linea difensiva di Di Giovanni e Orlando, per i giudici, proverebbe che l'acquisto non sia frutto di un errore "ma di una condotta sostenuta da un supporto volontaristico".

In discussione, al netto della "piena funzione strumentale" di suv e pc, c'è un tema che è tornato più volte in questi mesi, cioè il fatto che questi abbiano assorbito il 96% del finanziamento concesso di ben 135mila euro, "denotando comunque una sostanziale abnormità e sproporzione rispetto all'unico intervento realizzato nel corso della mattina dell'ultimo giorno utile del periodo citato. Tanto risulta ancora più evidente se si considera che gli odierni convenuti non hanno compiuto alcuna valutazione preventiva in ordine al numero di autovetture necessarie al raggiungimento dello scopo, limitandosi ad acquisire tutte quelle che era possibile tenuto conto delle risorse disponibili e comperando i pc portatili con le residue risorse".

La Corte, tirando in ballo la ormai famosa lettera del Dipartimento della Famiglia che, a parere del Comune e degli accusati, in un certo senso "autorizzava" la spesa anche per comprare auto e pc, chiarisce che "se l'Amministrazione centrale avesse avuto contezza che il finanziamento assegnato sarebbe stato destinato soltanto per il 3% al rimborso delle spese sostenute dalle famiglie per il servizio di baby sitting e la restante
parte per l'acquisto di beni durevoli quali i citati SUV, è ragionevole presumere che la predetta amministrazione non avrebbe in alcun modo autorizzato tale spesa".  Del resto, precisano i giudici, il Ministero ritirò il finanziamento già il 20 aprile 2022 parlando esplicitamente di un "utilizzo eccentrico".

Quella richiesta di chiarimenti, dice la sentenza, è stata invece "volutamente formulata in termini generici, in assenza di alcun riferimento alla quota di finanziamento iniziativa per il servizio di baby sitting e per acquisto di in modo da indurre in errore il citato Dipartimento e, al contempo, di precostituirsi una sorta di autorizzazione".

Come noto il Comune sta tentando (prima davanti al Tar, oggi dinnanzi alla giustizia ordinaria) di tentare di bloccare la revoca del finanziamento e ha, in più occasioni, difeso il lavoro degli uffici. 

L'intervento del Codacons: "Adesso ci aspettiamo le dimissioni"

"Alla luce della sentenza della Corte dei Conti, sindaco ed assessore Vullo, dopo la conferenza stampa di gennaio 2022 con la quale avete ammesso di essere stati i mandatari di ciò che fecero i dipendenti cercando di delegittimare la nostra denuncia, dimettetevi, non siete degni di rappresentare gli agrigentini".

Lo dice in una nota il responsabile regionale del Dipartimento trasparenza enti locali Giuseppe Di Rosa.

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