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Cassazione / Campobello di Licata

"Dammi quello che mi spetta o ti ammazzo e lascio mia figlia vedova": condanna definitiva per Milazzo

L'imprenditore 84enne, un tempo noto come il "re dei vini", è stato riconosciuto colpevole di avere minacciato il genero per un contenzioso legato alla gestione dell'attività per cui chiedeva oltre un milione e duecentomila euro. L'anziano imprenditore teneva due fucili illegali

Otto mesi di reclusione per l'accusa di "esercizio arbitrario delle proprie ragioni" e detenzione illegale di due fucili. La Cassazione rigetta il ricorso della difesa e rende definitiva la condanna a 8 mesi di reclusione nei confronti dell’imprenditore Giuseppe Milazzo, 80 anni, “il patriarca”, come lo chiamano a Campobello, per tanti anni uno dei principali produttori e commercianti di vino in tutto il mondo.

In aula, al processo di primo grado, era stato visionato anche il filmato dell’aggressione a bastonate ai danni del genero, immortalato dalle telecamere di sorveglianza delle cantine. 

“Ti ammazzo, ti levo di mezzo… A me non mancano armi, mia figlia resterà vedova”, queste le frasi che avrebbe pronunciato al suo indirizzo. L’aggressione, con la quale Milazzo avrebbe cercato di costringere il genero a dargli un milione e duecentomila euro, in contanti o assegni, sarebbe avvenuta il 21 febbraio di tre anni fa. Milazzo e il genero avevano un contenzioso legato all’attività e l’anziano imprenditore, per reclamare la somma che a suo dire gli spettava, avrebbe minacciato il genero. “Datemi quello che mi spetta e me ne vado”. Pare che il contrasto fosse legato non tanto a un credito ma alla stessa gestione dell’attività.

L’intimidazione non sarebbe stata neppure tanto velata. Milazzo, secondo l’accusa, lo avrebbe minacciato di morte facendo riferimento alle armi che teneva. “Ti ammazzo, non mi mancano armi”. L’uomo sarebbe stato anche picchiato con violenza con un bastone da passeggio, ma con la punta metallica, alla spalla. La scena dell’aggressione, avvenuta proprio nelle cantine dell’azienda, è stata ripresa dalle telecamere: la vittima, dalle cui denunce ne è scaturita l'inchiesta, si è costituita parte civile con l'assistenza dell'avvocato Silvio Miceli e ha ottenuto il risarcimento del danno.

Le indagini hanno consentito di accertare che Milazzo, in un primo momento accusato di estorsione, deteneva illegalmente due fucili calibro 20 e 44. 

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