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Giovedì, 26 Maggio 2022
Politica

"I consiglieri parlano troppo e trascrivere costa", scoppia il caso: "Vogliono tapparci la bocca"

Bagarre durante l'ultima seduta. Scontro tra la Presidenza e Nuccia Palermo. A chiedere maggior "buon senso" nell'utilizzo degli interventi sono stati i revisori dei conti

Le casse comunali sono asfittiche, e per recuperare qualcosa si tenta anche di ridurre i costi di trascrizione degli interventi dei consiglieri comunali.

La questione non è nuova, ma è riesplosa durante i lavori d’aula di giovedì sera. A lanciare la “bomba” è stata la consigliera Nuccia Palermo, la quale ha comunicato ai colleghi di aver ricevuto una telefonata da parte della presidente Daniela Catalano, la quale, dice Palermo “mi ha comunicato che i nostri revisori hanno chiesto l’intervento del presidente per chiedere a chi interviene spesso di parlare di meno perché, in tempi di crisi, la trascrizione di ogni singola parola costa. Quindi il tentativo è di tappare la bocca ai consiglieri”.

Catalano smentisce. “Non è questa la sede – risponde - e comunque non erano queste le mie parole. I revisori raccomandano il buon senso nell’utilizzo degli interventi, che sono uno strumento sacrosanto, tenendo conto che tutto ha un costo”.

Apriti cielo. A denunciare un tentativo di “tappare la bocca” ai consiglieri sono Gerlando Gibilaro, Alessandro Sollano e Alfonso Mirotta. “Riteniamo tale invito dei revisori dei conti grave e lesivo delle prerogative dello status di consigliere comunale – scrivono – e vorremo sapere chi non avrebbe usato ‘buon senso’ negli interventi. Riteniamo altresì, grave, la circostanza che tale ‘invito’ sia stato avallato dal presidente Catalano e vogliamo ricordare agli agrigentini che Giunta e Presidenza percepiscono le indennità ai massimi previsti per legge senza risultati classificabili”.

Ma perché la durata degli interventi e il loro numero rappresentano un costo? Ogni parola detta in aula deve essere trascritta in verbali pubblici, e questo servizio viene svolto da una ditta esterna che si è aggiudicata un servizio per un tot di parole. Già nel dicembre del 2016 il dirigente del settore I dovette implementare le somme a disposizione per pagare la registrazione e sbobinatura, accertando che in quell’anno “il numero delle sedute del Consiglio sono rimaste pressappoco identiche, mentre si è registrato un notevole aumento della durata degli interventi”.

Così, per ridurre la spesa, si era tentato di tagliare i minuti a disposizione dei consiglieri, ma senza successo. Oggi, al massimo, si tenta un appello al “buon senso”, ma i risultati non sembrano incoraggianti.

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