Traffico di migranti e contrabbando, via libera al processo nonostante l'emergenza Covid-19

La Corte di assise dispone la trattazione del dibattimento, gli imputati detenuti collegati in remoto

Un frame agli atti dell'inchiesta

Via libera alla trattazione del processo, nonostante la giustizia si sia bloccata, come quasi tutto nel mondo, per l’emergenza legata al Covid-19. Il dibattimento scaturito dall’operazione “Barbanera”, che ipotizza una tratta di clandestini dalla Tunisia e un giro di contrabbando, è stato ripartito ieri mattina davanti alla Corte di assise di Trapani.

Il presidente del collegio Enzo Agate (a latere Giancarlo Caruso) ha disposto la trattazione del procedimento dove vi sono alcuni detenuti facendo ricorso allo strumento del videocollegamento degli imputati. Si tratta di una misura straordinaria che di norma è consentita solo per gli imputati dei processi di mafia e che, in questo periodo di emergenza, è stata estesa per evitare quanto più possibile contatti.

Il processo, dopo un passaggio interlocutorio, riprenderà il 30 marzo con l’audizione di alcuni testi per i quali, invece, non è prevista la presenza in remoto ma dovranno comparire personalmente prendendo, evidentemente, delle misure di sicurezza finalizzate, fra le altre cose, a garantire le distanze minime.

Il dibattimento accelera, quindi, nonostante lo stop delle attività giudiziarie ordinarie, dopo un iniziale azzeramento. La Corte di assise di Palermo, davanti alla quale era stato incardinato, si era dichiarata competente per territorio in quanto l’organizzazione criminale si sarebbe radicata in provincia di Trapani. La decisione, dopo che la questione era stata sollevata dal pm, era stata adottata dalla Corte presieduta da Alfredo Montalto.

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Gli imputati di questo stralcio sono quattro. Si tratta di Filippo Solina, di Lampedusa, 51 anni, Salvatore Spalma, di Agrigento, 30 anni, Fadhel Moncer, 38 anni, tunisino e Nabil Zouaoui, 56 anni, anch’egli tunisino. Gli altri dieci imputati hanno scelto il giudizio abbreviato. I difensori (fra gli altri gli avvocati Salvatore Pennica, Giacomo La Russa e Cinzia Pecoraro) avevano chiesto anche la nullità del decreto che disponeva il giudizio immediato per alcuni presunti vizi di notifiche. 

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