La banda che razziava le villette di San Leone, vittime in aula: "Refurtiva per oltre 10.000 euro"

Imputati due affiliati mafiosi in carcere da otto anni dopo la condanna nell'operazione Nuova Cupola

Natale Bianchi

"Siamo rientrati e abbiamo trovato la casa con le luci accese e tutte le stanze a soqquadro, abbiamo visto tutti i cassetti aperti e persino i televisori con le aste staccati dalle pareti. Hanno portato via oro, gioielli e orologi dai cassetti, un telefonino, un pc portatile e soprattutto tanti preziosi per un valore di oltre diecimila euro". Assuntina Di Bartolo, vittima della banda di ladri che, nel 2010, razziò numerose case a San Leone, racconta in aula il furto di cui è stata vittima. "Dopo alcuni minuti - ha aggiunto rispondendo al pubblico ministero Margherita Licata - è intervenuta la polizia. Per fortuna dopo due giorni ci hanno contattato dicendo che, con ogni probabilità, avevano trovato la refurtiva e, in effetti, ho riconosciuto alcuni oggetti fra cui un orologio che aveva un cinturino usurato in un punto".

Il processo, in corso davanti al giudice Andrea Terranova, è quello a carico di Giuseppe Infantino, 38 anni e Natale Bianchi, 42 anni, entrambi in carcere dal 26 giugno del 2012, giorno in cui è scattata l'operazione "Nuova cupola" nella quale, in seguito hanno riportato una condanna per associazione mafiosa ed estorsione. In un altro stralcio del processo è imputato Alessandro Infantino, fratello di Giuseppe, residente in Belgio dove non ha ancora ricevuto la notifica del procedimento. L’accusa, per tutti, è di ricettazione. La vicenda è molto vecchia e risale a quasi dieci anni fa, con esattezza al 18 gennaio del 2010.

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I carabinieri, nell’ambito di un’indagine su una serie di furti in abitazioni, perquisirono le case degli Infantino e di Bianchi, fino a quel momento coinvolti in vicende giudiziarie di spicciola criminalità, e trovarono una serie di oggetti di provenienza furtiva: bigiotteria, oggetti in oro, altri gioielli, orologi, televisori, riproduttori audio, cellulari, monete russe e una fotocamera digitale. Gli imputati (difesi dagli avvocati Davide Casà, Carmelita Danile, Antonino Gaziano e Vincenza Gaziano) sono stati individuati dopo una perquisizione nelle loro abitazioni in cui i carabinieri, come spiegato all'udienza precedente, andarono dritti dopo che furono imbeccati da una "fonte confidenziale". 
 

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