Agrigentino spara all'ex complice nel Milanese, si costituisce e poi si suicida in carcere

Si è tolto la vita dopo essersi costituito per il tentato omicidio di Giuseppe Lombardo. Si tratta di Paolo Leone, il 62enne originario di Santa Margherita Belice che lo scorso 24 novembre ha sparato all'ex complice reo, a suo dire, di averlo fatto finire in galera

Si è tolto la vita dopo essersi costituito per il tentato omicidio di Giuseppe Lombardo. Si tratta di Paolo Leone, il 62enne originario di Santa Margherita Belice che lo scorso 24 novembre ha sparato all'ex complice reo, a suo dire, di averlo fatto finire in galera.

Leone si è impiccato nel carcere di Opera, nella cella nel reparto ‘Nuovi giunti’ del carcere alle porte di Milano, dove si era presentato poco dopo aver commesso il fatto. Appena scontati gli arresti domiciliari, concessi da aprile a settembre scorsi al termine di una pena di 8 anni, non c'ha pensato due volte a cercare vendetta: è andato dall'uomo di cui sarebbe stato complice in un traffico di droga e che secondo lui l'aveva fatto arrestare, e gli ha sparato almeno 2 colpi all'altezza del viso, riducendolo in fin di vita.

Aveva raggiunto la vittima, pugliese 62enne, tendendogli un agguato a Corbetta, davanti all'azienda edile in cui lavora la moglie, e sarebbe entrato in auto sparandogli in faccia. Poi si era costituito, pare dopo aver accennato un tentativo di fuga. Le sue parole ai carabinieri, secondo quanto riporta LaPresse, erano state: «Ho appena ammazzato uno a Corbetta», perché «sono andato in galera per colpa sua» .

A dare la notizia dell'accaduto è stato il sindacato autonomo di polizia Sappe, per il cui  segretario generale Donato Capece «l'ennesimo suicidio di un altro detenuto in carcere dimostra come i problemi sociali e umani permangono, eccome, nei penitenziari, al di là del calo delle presenze». Capece sottolinea che «negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della Polizia penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 17mila tentati suicidi ed impedito che quasi 125mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze. Purtroppo a Opera il pur tempestivo intervento del poliziotto di servizio non ha potuto impedire il decesso del detenuto. La situazione nelle carceri resta allarmante».

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