Mercoledì, 28 Luglio 2021
Mafia

Estorsione spendendo il nome del boss? Via libera alle intercettazioni dell'inchiesta "Nuova Cupola"

La difesa aveva chiesto che venissero dichiarate inutilizzabili ma i giudici bocciano l'istanza: "Possibile usarle per questi reati"

(foto archivio)

Via libera all'utilizzo delle intercettazioni che provengono da un'altra inchiesta, ovvero quella che ha portato - nel 2012 - all'operazione antimafia "Nuova Cupola".

I giudici della prima sezione penale, presieduta da Alfonso Malato, sbloccano il processo a carico di sei persone, accusate di un giro di estorsioni. Sotto accusa Antonino Mangione, 40 anni, di Raffadali, Roberto Lampasona, 44 anni, di Santa Elisabetta; Domenico Mangione, 64 anni, di Raffadali; Concetto Giuseppe Errigo, 57 anni, di Comiso, Girolamo Campione, 43 anni, di Burgio, e Maurizio Marretta, 43 anni, di Santo Stefano. L'ordinanza che ammette l'uso delle intercettazioni, in quanto "possibile per queste ipotesi di reato", ha fatto ripartire il dibattimento che proseguirà il 16 settembre. La difesa, in precedenza, aveva chiesto che venissero dichiarate inutilizzabili. 

Lampasona e Mangione, secondo l’accusa, avrebbero speso il nome del vecchio capomafia ergastolano Salvatore Fragapane per intimidire un meccanico di San Biagio Platani e farsi consegnare assegni in bianco che poi fruttarono circa 60 mila euro. I due imputati, vecchie conoscenze degli inquirenti per vari reati e di recente coinvolti nell'inchiesta per l'omicidio del pensionato di Raffadali Pasquale Mangione, avrebbero commesso un’altra estorsione, nel maggio del 2010, un mese dopo la prima, nei confronti di un conoscente dal quale si sarebbero fatti consegnare assegni per 17 mila euro. Mangione e Lampasona, in particolare, sono accusati di due episodi di racket. Il primo ai danni del meccanico che avrebbero intimidito partendo dal presupposto che, a loro dire, lo avevano aiutato a riscuotere un premio bancario.

“Fai quello che ti diciamo perché è stato Salvatore Fragapane a farci il tuo nome”. In questo modo il meccanico si sarebbe convinto a consegnare degli assegni in bianco firmati che poi sono stati posti all’incasso. Nella seconda circostanza avrebbe agito il solo Mangione e si sarebbe fatto consegnare i titoli. 

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