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Francesco Fragapane e Giuseppe Quaranta

Francesco Fragapane e Giuseppe Quaranta

Traffico di cocaina e furti di bestiame con la regia mafiosa, spazio alla difesa dopo la requisitoria

Il processo scaturito dall'inchiesta Proelio si avvia alla conclusione, al via le arringhe conclusive

Spazio alle prime arringhe difensive, per i 21 imputati del processo di appello scaturito dalla maxi inchiesta "Proelio", che ha sgominato un presunto traffico di cocaina e furti di bestiame con la regia della mafia delle province di Agrigento e Ragusa. Il gup di Catania, Salvatore Ettore Cavallaro, il 28 febbraio dell'anno scorso, ha deciso quattro condanne e tre assoluzioni per gli imputati agrigentini.

La pena più alta, 20 anni di carcere, peraltro ridotta di un terzo per effetto del giudizio abbreviato, in primo grado è stata inflitta al quarantenne di Santa Elisabetta, Francesco Fragapane, coinvolto pure nell'inchiesta "Montagna" dove viene delineato il suo ruolo di capo del mandamento e aspirante capo provincia di Cosa Nostra. Cinque anni e quattro mesi, pena ridotta oltre che per il rito anche per le attenuanti speciali previste dalla legge sui collaboratori di giustizia, per il pentito Giuseppe Quaranta, 51 anni, ex capo mafia di Favara e braccio destro dello stesso Fragapane.

Cinque anni di reclusione sono stati inflitti a Salvatore Montalbano, 27 anni, di Favara; sei anni a Girolamo Campione, 41 anni, di Burgio. Per Quaranta erano stati proposti 4 anni e 2 mesi: la stessa pena che, adesso, è stata proposta dal sostituto pg. Chiesta conferma per gli altri. Ieri, fra le altre posizioni, è stata discussa quella di Burgio. Si torna in aula il 14 luglio

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