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Favara, eseguita l'autopsia: gli atti dell'omicidio Bellavia alla Dda

L'esame ha rivelato finora che sei sono in totale i colpi che lo hanno raggiunto all'addome e al fianco destro. La scena del crimine ha restituito altrettanti bossoli appartenenti alla 7,65 che li ha esplosi. Nulla dalla telecamera esterna: l'impianto non era funzionante

Eseguita l'autopsia sul corpo di Carmelo Bellavia, l'imprenditore 51enne di Favara ucciso il 26 gennaio. A occuparsene è stato il dottor Cataldo Raffino.

L'esame autoptico ha rivelato finora che sei sono in totale i colpi che lo hanno raggiunto all'addome e al fianco destro, non è ancora stato reso noto quale o quanti si siano rivelati mortali. Colpi esplosi a distanza ravvicinata. E non sarebbero state riscontrate tracce di violenza o di colluttazione.

La scena del crimine ha restituito altrettanti bossoli appartenenti alla 7,65 che li ha esplosi, e trovati dagli inquirenti all'interno del magazzino di via Coppi.

Luogo che l'uomo aveva adibito a deposito di bibite nell'ambito della sua attività lavorativa e il killer ha eletto a posto ideale per l'agguato mortale. "Il" o "i" killer, perchè in effetti si è parlato di almeno due persone.

E questo, anche se non cambia l'epilogo, fa sorgere un interrogativo sulla dinamica: ha sparato una sola arma? L'eventuale altro uomo sul posto fungeva solo da "palo"? O entrambi impugnavano un'automatica dello stesso calibro?

A svelare questo e altri retroscena sarà solo la perizia balistica sui bossoli ovviamente. Ma si tratta comunque di un dato che si può accertare in laboratorio.

Purtroppo, invece, a nulla ha condotto la telecamera di sorveglianza che si trova proprio sopra all'ingresso: serviva, infatti, solo da deterrente e l'impianto, è stato accertato, non era funzionante. Dato, con tutta probabilità, noto all'esecutore o agli esecutori materiali del gesto che, comunque, non si sono poi preoccupati tanto di trovarsi in centro abitato e all'ora di cena in cui tutti più o meno sono a casa dopo il lavoro.

Adesso, per aggiungere nuovi elementi investigativi, si prosegue con l'esaminare la scena del crimine ripresa e acquisita da un particolare scanner che restituisce una fedele immagine in 3D (grazie agli ultimi ritrovati tecnologici è possibile "scandagliare" i luoghi interessati dalle indagini e svolgere misurazioni e perizie balistiche senza doversi recare sul posto se non necessario),

e con la ricerca di testimoni oculari: in atto nessuno pare aver visto o sentito nulla, ma una mano potrebbero darla le registrazioni di altre telecamere posizionate nella zona.  Tante telecamere, ma pochissime quelle funzionanti.

Alcune registrazioni sarebbero però già state acquisite.

L’omicidio è stato inquadrato fin da subito come un delitto di mafia perché Carmelo Bellavia era il padre di Calogero, il vivandiere del boss Gerlandino Messina arrestato a Favara il 23 ottobre del 2010 proprio seguendo il giovane. E anche lui era stato processato e condannato nei primi due gradi di giudizio come fiancheggiatore della latitanza del capomafia.

Seguendo tale indicazione, da oggi gli atti riguardanti il delitto sono stati trasmessi dalla Procura della Repubblica di Agrigento alla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, divenuta competente per territorio e per tipologia di reato.

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