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Domenica, 14 Aprile 2024
L'inchiesta

Il gip sulla latitanza di Messina Denaro: "Non si nascondeva, per anni ha mostrato il suo volto a tutti"

Nell'ordinanza che ha portato all'arresto di Lorena Lanceri e del marito Emanuele Bonafede, che avrebbero ospitato il boss a Campobello di Mazara, il giudice sottolinea "il flop di anni e anni di ricerche con sistemi sofisticatissimi". Definisce "incredibile" che per 7 anni il boss abbia condotto una vita normale proprio dov'era più ricercato

Ricerche e sofisticatissimi sistemi di intercettazione, anni di indagini, che "come oggi si è scoperto, non hanno impedito che il più ricercato latitante del mondo potesse condurre, in quegli stessi luoghi e per molti anni (almeno sette), una 'normale' esistenza, senza neppure nascondersi troppo, ma anzi palesando a tutti il suo viso riconoscibile (per i tantissimi che lo avevano conosciuto personalmente), nonché a tanti persino la sua identità". Sono le parole del gip Alfredo Montalto sulla latitanza pluridecennale di Matteo Messina Denaro.

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La considerazione del giudice è contenuta nell'ordinanza di custodia cautelare con la quale sono stati arrestati qualche giorno fa Lorena Ninfa Lanceri e il marito Emanuele Bonafede che avrebbero aiutato il boss per diversi anni, ospitandolo anche a pranzo e a cena nella loro abitazione di via Mare a Campobello di Mazara. Una "ospitalità che ha avuto dei costi non irrilevanti per una famiglia non particolarmente benestante", rimarcano gli inquirenti.

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Il gip sottolinea che Messina Denaro è stato "catturato all'esito di una brillante operazione che finalmente riscatta l'incredibile 'flop' di anni ed anni di ricerche in quella ristretta cerchia territoriale pur costantemente setacciata e controllata con sofisticati sistemi di intercettazione e di videosorveglianza di luoghi strategici". Il magistrato usa non a caso la parola "incredibile".

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Non solo, quindi, l'ultimo dei Corleonesi non avrebbe fatto grandi sforzi per nascondersi, ma si sarebbe pure affidato a diversi membri della famiglia Bonafede - a cominciare da Andreail geometra che gli avrebbe di fatto ceduto la sua identità - ben nota alle forze dell'ordine, visto che si tratta di discendenti di Leonardo, il capomafia ormai deceduto che aveva rapporti diretti con il padre di Messina Denaro, Francesco. Un nucleo, sembra voler dire il giudice, sul quale negli anni si sarebbe dovuto avere qualche sospetto.

La mappa dei fiancheggiatori di Messina Denaro

Le indagini del procuratore Maurizio De Lucia e dell'aggiunto Paolo Guido per ricostruire la rete di fiancheggiatori del boss sono alle prime battute, visto che sono passati appena due mesi dalla sua cattura, ma sono già diverse le persone finite in carcere o che sono indagate a piede libero.

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