Domenica, 25 Luglio 2021
Mafia

"Era fedelissimo di Matteo Messina Denaro", fissato appello per boss Sutera e tre fiancheggiatori

In primo grado il capomafia di Sambuca, ritenuto il successore di Giuseppe Falsone, è stato condannato a 18 anni di carcere

Leo Sutera il giorno dell'arresto

Approda in Corte di appello, poco meno di un anno dopo la sentenza di primo grado, il processo a carico del boss Leo Sutera, condannato l'8 luglio del 2019 a 18 anni di reclusione con l'accusa di essere stato il capo mandamento di Cosa Nostra, tornando "operativo" dopo la seconda condanna per mafia che ha accertato il suo ruolo al vertice della mafia agrigentina dopo il vuoto creato dalla cattura del boss Giuseppe Falsone.

Condannati anche i suoi presunti fiancheggiatori. Sono la fioraia di Sambuca di Sicilia, Maria Salvato, 45 anni, l’autista di Sutera, Vito Vaccaro, 57 anni, e l’imprenditore Giuseppe Tabone. La pena inflitta nei loro confronti, per l'accusa di favoreggiamento aggravato, è di tre anni di reclusione.

Sutera fu sottoposto a fermo il 29 ottobre del 2018 dopo che una microspia intercettò una frase dalla quale sarebbe emersa la sua volontà di fuggire per il timore di un aumento di pena e, quindi, di un ritorno in carcere nell'ambito dell'inchiesta "Nuova Cupola".

La nuova indagine, invece, ha accertato il suo rinnovato ruolo mafioso a Sambuca. Sutera, in particolare, nel 2016 si sarebbe attivato, fra l’altro, per fare lavorare due suoi amici imprenditori che volevano eseguire sbancamenti e conferimenti in discarica, scalzando un'azienda di Milano, in un cantiere nel quartiere Saraceno di Sambuca dove si stava lavorando alla realizzazione di quaranta alloggi. Gli altri tre indagati sono accusati di favoreggiamento aggravato. Giuseppe Tabone, Maria Salvato e Vito Vaccaro sarebbero stati particolarmente attivi nel coadiuvare il capomafia. Lo avrebbero aiutato ad eludere le indagini, salvaguardandone gli spostamenti e la comunicazione e bonificando, in una circostanza, un appartamento dove il boss doveva tenere un summit.

La sentenza è stata impugnata sia dall'accusa che dal collegio difensivo degli imputati, composto dagli avvocati Carlo Ferracane, Luca Cianferoni, Angela Porcello, Mauro Tirnetta, Piero Marino e Giovanni Vaccaro. Il processo è stato fissato per il 18 giugno davanti alla quarta sezione della Corte di appello di Palermo. 

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