"Preso mentre occulta arsenale", dopo 9 mesi di cella il nipote del boss ai domiciliari col braccialetto

Il tribunale, all'indomani dell'apertura del processo, dispone gli arresti in casa per il ventiseienne Gerlando Massimino

L'arsenale trovato nei pressi della villa di Massimino, nel riquadro il boss

“Le esigenze cautelari possono ritenersi affievolite in considerazione del considerevole lasso di tempo trascorso, del corretto comportamento, della giovane età, dell’esistenza di un unico precedente a suo carico e dell’inizio del processo”.

Con queste motivazioni, i giudici della prima sezione penale, presieduta da Alfonso Malato, hanno scarcerato il ventiseienne Gerlando Massimino, arrestato insieme allo zio, lo storico capomafia Antonio, il 5 febbraio scorso, dopo che nella villa del boss era stato trovato un piccolo arsenale che i due, immortalati dalle telecamere dei carabinieri, avrebbero cercato di occultare con delle frasche.

I giudici, pronunciandosi sulla richiesta del difensore, l’avvocato Salvatore Pennica, hanno disposto la sostituzione della misura cautelare del carcere con gli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico. Il pm Gloria Andreoli, chiamata a dare un parere nel corso dell’udienza, si era detta contraria rappresentando che “il solo decorso del tempo non è sufficiente per ritenere cessate le esigenze cautelari”. L’ordinanza è stata notificata oggi, all’indomani della prima udienza del processo. 

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