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Cronaca Licata

Carabiniere nella rete dei truffatori: "Ho pagato l'acconto di un'auto e sono scomparsi nel nulla"

Un militare racconta in aula la sua disavventura al processo scaturito dall'inchiesta "Pacchi.it". Dopo avere letto l'annuncio e raggiunto un accordo si è accorto del raggiro

"Ho trovato un annuncio interessante sul sito Subito.it e ho contattato il numero telefonico per trovare un accordo per acquistare la Fiat Punto. Sono andato in una ricevitoria di Nicolosi per effettuare una ricarica Postepay ma a quel numero non mi ha più risposto nessuno".

Anche un carabiniere è finito nella rete dei truffatori che sarebbe stata sgominata con l'inchiesta "Pacchi.it" che ha fatto luce su giro di false vendite on line con uno stratagemma pressochè analogo in tutti i casi. 

"Ho contattato il numero e mi è stato fornito l'indirizzo dove si trovava la Fiat Punto da visionare - ha aggiunto il militare in aula, nella veste di "parte offesa" -, mi è stato chiesto di pagare una sorta di caparra di 100 euro attraverso il versamento su una Postepay. Dopo averlo fatto ho capito di essere stato truffato perchè a quel numero non ha risposto mai più nessuno".

Auto, scooter e svariati oggetti sarebbero stati messi in vendita ad un prezzo molto conveniente. Per bloccarli, però, bisognava pagare un acconto. Dopo il versamento, di solito su carta prepagata, il compratore spariva e al numero telefonico indicato sull'annuncio non rispondeva nessuno. Il sistema sarebbe stato sempre uguale.

Gli imputati, tutti licatesi, davanti ai giudici della seconda sezione penale, presieduta da Wilma Angela Mazzara, sono sette. Si tratta di: Alessandro Bianchi, 26 anni; Samanta Cicatello, 29 anni; Cristoforo Famà, 34 anni; Daniela Giannone, 41 anni; Antonina Parroco, 41 anni; Giuseppe Romano, 24 anni e Angelo Trupia, 47 anni. La presunta “banda” avrebbe agito senza alcuno scrupolo e, in una circostanza, avrebbe tentato di raggirare anche un terremotato, sopravvissuto al sisma di Amatrice, al quale avrebbero fatto credere che poteva acquistare una roulotte al prezzo stracciato di 1.500 euro.

La Procura contesta i reati di associazione a delinquere e truffa. Si torna in aula il 7 giugno.

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