Cronaca

Agguato per ragioni passionali, vittima in aula: "Così ho tentato di difendere mio figlio"

Settantenne in aula ricostruisce il presunto tentativo di omicidio a coltellate: "Mi ha colpito alla gamba e alla schiena"

foto archivio

"Ha colpito mio figlio con un coltello alla nuca, alla testa e all'orecchio. E' stato rapidissimo, ho cercato di difenderlo e mi ha colpito alla gamba e alla testa". 

Il settantenne, una delle due presunte vittime del tentato omicidio, ricostruisce così in aula l'agguato a coltellate, per ragioni passionali, che avrebbe potuto provocare anche conseguenze peggiori. Il processo, davanti ai giudici della prima sezione penale, presieduta da Alfonso Malato, è giunto alla fase decisiva. L'imputato è il 42enne di Licata, Vincenzo Bugiada, che avrebbe cercato di uccidere due uomini - padre e figlio - perchè non si sarebbe rassegnato alla fine della relazione con la moglie. 

L'episodio risale al 17 gennaio del 2018. Bugiada, secondo la ricostruzione del fatto, avrebbe teso un vero e proprio agguato andando ad aggredire davanti casa con un coltello il nuovo compagno della sua ex moglie e il padre che forse se l'era trovato davanti per una casualità. 

I due uomini, rimasti feriti, una volta giunti al pronto soccorso dell'ospedale "San Giacomo d'Altopasso", erano stati medicati e ricoverati. Le loro condizioni non erano gravi anche se il più giovane riporta tuttora una cicatrice sulla testa e il padre fu colpito alla gola.

"E' accaduto tutto in pochi istanti, non ho avuto il tempo di reagire. Ho cercato di difendere mio figlio - ha aggiunto - e ha colpito pure me, quando mi sono inginocchiato per il dolore mi ha colpito alla schiena". L'uomo, rispondendo al difensore dell'imputato, l'avvocato Giuseppe Glicerio, ha spiegato che è stato il cognato, probabilmente, ad evitargli conseguenze peggiori. "Gli ha dato una spallata e l'ha spostato di un metro". 

Subito dopo, è stata ascoltata anche la donna, compagna e nuora delle vittime del tentato omicidio, nonchè ex moglie dell'imputato. "Non aveva accettato la fine della nostra relazione - ha detto -, mi aggrediva e minacciava continuamente. In una circostanza mi disse che, anche se avessimo campato 100 anni, ci avrebbe perseguitato e ucciso". 

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