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Un momento della conferenza stampa al comando provinciale dell'Arma

Un momento della conferenza stampa al comando provinciale dell'Arma

"Bottiglie di Cola" per i ragazzini: i migliori clienti dei pusher, ecco i retroscena del blitz "Capolinea"

Sei le misure cautelari eseguite dai carabinieri su disposizione del gip. Quattro degli indagati sono stati posti ai domiciliari, uno all'obbligo di dimora e per un altro è stato disposto l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria

E sono tre. Tre operazioni antidroga - fra Agrigento, Favara e Licata - nel giro di pochissimi mesi. A Licata, stanotte, è stata sgominata l'ennesima, pericolosa, banda di spacciatori: sei le misure cautelari eseguite nei confronti di due distinti, piccoli, gruppi: uno dei quali costituito da extracomunitari che facevano giungere la droga, in autobus, da Palermo. Ecco perché, appunto, l'operazione antidroga - coordinata dal sostituto procuratore di Agrigento, Alessandra Russo, - è stata denominata "Capolinea". Una quarantina i carabinieri entrati in azione, con le unità cinofile, stanotte. 

La "roba" - hashish per la maggior parte - arrivava nei bagagli dei passeggeri degli autobus, improvvisati - ma neanche tanto - corrieri e poi veniva smerciata ai giovanissimi. Licata come Agrigento perché lo spaccio avveniva - secondo l'accusa - vicino alle scuole e ai luoghi di aggregazione. E veniva ceduta anche dentro un centro d'accoglienza - uno Sprar per la precisione - per rifugiati e richiedenti asilo politico. 

Operazione "Capolinea", sgominata una banda: droga venduta anche in un centro di accoglienza

Agli arresti domiciliari, in esecuzione del provvedimento del Gip del tribunale di Agrigento, sono stati posti in quattro la cui età non è superiore ai 30 anni: Francesco Casa, Roberto Gueli, Touri Adama e Touri Bubbacar. Uno degli indagati è stato sottoposto all'obbligo di dimora, mentre per il sesto è stato previsto l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

L'INTERVISTA. Indagini avviate dopo le segnalazioni dei genitori, il capitano: "Noi possiamo aiutarvi" 

L'indagine chiamata "Capolinea" è nata - nel settembre del 2016 ed è andata avanti fino alla conclusione del 2018 - dall'esigenza di contrastare lo spaccio di sostanze stupefacenti. I pusher avevano individuato negli adolescenti la loro clientela migliore. Molti genitori preoccupati avevano segnalato l'emergenza e, stanotte, appunto, dopo una lunga attività investigativa, i carabinieri della compagnia di Licata sono riusciti a dare una risposta. Ma per arrivare a questo risultato, i militari dell'Arma hanno fatto appostamenti sui tetti con ore e ore di osservazione e hanno fatto ricorso anche alle intercettazioni. 

Preoccupante - anche a Licata - il dato emerso: un altissimo consumo di hashish da parte dei minorenni. Consumo che ha permesso di stimare in 500 mila euro il guadagno, illecito, dei presunti pusher. Ogni settimana - hanno ricostruito ufficialmente dal comando provinciale dell'Arma di Agrigento - la banda era in grado di spacciare almeno mezzo chilo di roba. 

Già nel 2016, i carabinieri di Licata erano riusciti ad arrestare, in flagranza di reato, un corriere che tornava da Palermo con mezzo chilo di hashish al seguito. Sequestri anche nel 2017 quando i militari dell'Arma pizzicarono uno straniero con 3 panetti di hashish. Tra gli stranieri usati come corriere c'erano anche delle donne. Nel 2017, infatti, i carabinieri hanno arrestato una giovane extracomunitaria mentre rientrava dal capoluogo siciliano con un panetto di hashish e qualche centinaio di grammi di marijuana. 

Secondo quanto è emerso dalle intercettazioni, i presunti pusher utilizzavano - nelle conversazioni telefoniche - anche un linguaggio criptico. La droga veniva chiamata "bottiglia di Cola". Ma l'accortezza - indirizzata a depistare le indagini delle forze dell'ordine - non è servita a niente. L'operazione "Capolinea" ha permesso di arrestare lo spaccio sulle piazze Licatesi. 

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