Martedì, 28 Settembre 2021
Cronaca Favara

Netturbino accusato di abusi sulla figlia, maresciallo in aula: "Perquisizione non portò a nulla"

Il sottufficiale ha ricostruito le indagini spiegando di avere eseguito un controllo nell'abitazione dell'indagato che ebbe esito negativo perchè non fu trovata la pistola

"La perquisizione ebbe esito negativo perchè non fu trovata alcuna pistola nè emerse nulla di rilevante ai fini dell'indagine". Un maresciallo dei carabinieri, all'epoca dei fatti in servizio alla tenenza di Favara, racconta in aula alcune fasi dell'indagine che ha fatto finire a processo un netturbino cinquantunenne arrestato il 10 gennaio del 2019 e poi tornato libero per scadenza dei termini, con le accuse di violenza sessuale e maltrattamenti ai danni della figlia.

Nel processo, in corso davanti ai giudici della seconda sezione penale, presieduta da Wilma Angela Mazzara, sono imputati pure la moglie e due cognati accusati di favoreggiamento per avere mentito al pm durante le indagini con l'obiettivo di garantire l'impunità al presunto "mostro".

I difensori - gli avvocati Salvatore Cusumano e Davide Casà - all'udienza precedente hanno dato il consenso ad utilizzare gli atti già acquisiti al fascicolo del dibattimento nonostante il cambio di un giudice del collegio. Il maresciallo, citato dal pm Gloria Andreoli, ha ricostruito alcuni aspetti dell'indagine. 

Fra le accuse a carico del principale imputato pure quella di avere colpito la figlia a calci e pugni per stordirla e violentarla. Gli abusi sarebbero avvenuti anche in presenza dei tre nipoti in tenera età o con la minaccia della pistola. Il carabiniere, tuttavia, ha raccontato che, quando si cercò di verificare le denunce della donna, perquisendo l'abitazione del padre, l'arma non fu trovata. 

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