Marmista massacrato nel suo laboratorio, processo slitta per l'assenza di un giudice popolare

Dopo un'udienza "caldissima" in cui la difesa aveva lanciato sospetti sul fratello della vittima, il dibattimento si blocca: rinvio di sette giorni per valutare la sostituzione

Da sinistra Miceli e Sciortino

L’assenza, per motivi di salute, di un giudice popolare fa slittare il processo a carico di Gaetano Sciortino, l'operaio di 55 anni accusato dell'omicidio del marmista sessantasettenne Giuseppe Miceli. La presidente della Corte di assise Wilma Angela Mazzara, ieri mattina, alla ripresa del dibattimento, dopo avere preso atto del problema, ha disposto un rinvio di sette giorni. Le alternative, adesso, dopo alcune false partenze del processo per problemi nell’individuazione dei giudici togati che dovevano celebrarlo, sono due: sostituirlo o attenderlo. Lo stop arriva dopo un’udienza incandescente nella quale gli avvocati Santo Lucia e Giovanna Morello, difensori dell’imputato, avevano lanciato pesanti sospetti sul fratello della vittima.

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I sospetti della difesa dell'imputato sul fratello della vittima

"Aveva problemi economici, conti in rosso e dopo l'omicidio ha incassato l'assicurazione sulla vita. Peraltro era già sul luogo dell'omicidio e ci sono tracce del suo sangue sul lavandino del laboratorio dove il fratello marmista è stato ucciso". Queste le frasi pronunciate, interrogando il maresciallo dei carabinieri Liborio Riggi che comanda da dieci anni la stazione di Cattolica Eraclea, al quale sono state sollecitate “ipotesi alternative” rispetto a quella che ha portato prima all’arresto e poi al rinvio a giudizio di Sciortino.

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