Giovedì, 17 Giugno 2021
Cronaca

Ancora scavi archeologici abusivi ad Eraclea Minoa, 40 i fossi trovati per cercare reperti

Troppo spesso i “tombaroli” tornano proprio in quell’area, il che potrebbe significare che, almeno ogni tanto, qualcosa – di valore naturalmente – riescono a tirarla fuori

Una quarantina di scavi, alcuni dei quali abbastanza profondi, sono stati scoperti nell’area archeologica di Eraclea Minoa. Ancora una volta, come accade da mesi ormai, i “tombaroli” sono entrati in azione. E lo hanno fatto verosimilmente durante la notte, perché è prioritario del resto che nessuno veda o senta nulla. Fatta la scoperta, da parte del responsabile dell’area di Eraclea Minoa, è stata formalizzata una nuova, l’ennesima, denuncia a carico di ignoti. Non è chiaro – non può esserlo – se i malviventi, effettuando gli scavi archeologici abusivi, siano riusciti a trovare e ad arraffare dei reperti.

Ma non è affatto escluso. Troppo spesso, infatti, i “tombaroli” tornano proprio in quell’area archeologica, il che potrebbe significare che, almeno ogni tanto, qualcosa – di valore naturalmente – riescono a tirare fuori. Il danno non è stato quantificato.

I carabinieri della stazione di Cattolica Eraclea, coordinati dal comando compagnia di Agrigento, hanno raccolto la denuncia, ma stanno già – e da mesi appunto – indagando. Anche in occasione di quest’ultima, sgradita, presenza, i militari hanno effettuato un sopralluogo per provare a recuperare indizi o elementi per tracciare una buona pista investigativa e arrivare all’identificazione se non di tutti, almeno di qualcuno, dei tombaroli che sono entrati in azione. Perché una cosa sembra essere certa, non può essere stato un solo tombarolo a scavare – e anche rapidamente – una quarantina, forse pure qualcuna di più, di buche, alcune delle quali anche profonde.

Appena a fine febbraio scorso, erano stati trovati un centinaio di piccoli scavi clandestini, buche profonde dai 10 ai 30 centimetri. Il “copione” va avanti da anni, ma negli ultimi mesi sembra ripetersi con cadenza sistematica.

Spetterà all’attività investigativa dei carabinieri stabilire se, come sembra facile ipotizzare, la “mano” sia sempre la stessa. Ossia se periodicamente l’area viene presa di mira e visitata da qualcuno che ha già trovato o sa di poter trovare reperti archeologici. 

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