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Santino Farruggia

Santino Farruggia

Raffadali, il consigliere Farruggia risponde duramente a Di Stefano

Farruggia sostiene di essere in possesso di documenti che sconfesserebbero quanto dichiarato da Di Stefano nel suo comizio di domenica scorsa

Prosegue la polemica a distanza tra l'attuale consigliere comunale ed ex vicesindaco Santino Farruggia e l'ex assessore Claudio Di Stefano. Farruggia ci ha inviato la seguente nota stampa: 

È davvero singolare come lei avv. Di Stefano intenda spudoratamente e in mala fede raggirare i cittadini raffadalesi proferendo tutta una serie di bugie sulla vicenda del finanziamento dell’elisuperficie.

Infatti lei una volta proclamatosi censore della buona politica ed aver accusato ingiustamente di falsità il sottoscritto, non ha fatto altro che mentire a se stesso, ai cittadini raffadalesi, ma cosa più grave ad un suo caro estinto che lei stesso ha citato nel comizio di domenica scorsa affermando che le ha insegnato che la parola è un atto.

Ebbene proviamo a ricostruire su documenti ufficiali la verità di modo che i raffadalesi sappiano e possano in cuor loro giudicare con obiettività e giustizia. In data 27 Giugno 2011 lei avv. Di Stefano stipulava con il sindaco di Raffadali, avv. Silvio Cuffaro, (col quale in quel momento militava politicamente) un accordo bonario per la realizzazione di una infrastruttura eliportuale in località Pezzalonga per attività di protezione civile ed elisoccorso.

In questo accordo, validamente sottoscritto da ambo le parti, lei avv. Di Stefano si impegnava solennemente a cedere metri quadrati 2.500 (e non metri 1000 come invece da lei dichiarato nel comizio) ed in cambio di questo suo gesto di generosità il sindaco si impegnava ad intitolare a suo padre l’opera una volta realizzata.

Successivamente l’amministrazione del sindaco Cuffaro, col quale lei nel frattempo era andato <in rotta> passando dagli scranni dei consiglieri di maggioranza a quelli di opposizione, ha provveduto a tutti gli atti formali dovuti e ha meritoriamente ottenuto il finanziamento dell’opera (tutte le carte di cui si parla sono a disposizione dei cittadini che vogliano verificare e rendersi conto personalmente).

A quel punto lei avv. Di Stefano (Uomo la cui parola è un atto) in data 13 Febbraio 2012 come da nota prot. 431/2012 ha comunicato di non essere più disponibile a cedere il suo terreno come precedentemente detto e sottoscritto (la sua parola non è quindi più un atto) ma eventualmente (col progetto già approvato) lei era disponibile a cedere metri quadrati 1000 di un’altra area, ubicata in tutt’altro posto.

Questo suo ripensamento, come era ovvio, ha modificato tutto quello che si era predisposto facendo perdere il finanziamento per il quale l’amministrazione aveva speso soldi ed energie, determinando così che da quello che doveva essere un gesto di magnanimità sorgesse invece un danno al comune dovuto al suo ripensamento. Avv. Di Stefano a quale parola lei faceva riferimento? La prima o la seconda?  

A proposito poi di “atto” ed in riguardo ai suoi comportamenti mi sovviene alla mente l’azzeccagarbugli del romanzo dei Promessi Sposi del Manzoni il quale affermava che a saper ben maneggiar le grida (cioè i documenti ufficiali del tempo) nessuno è reo, e nessuno è innocente. Infine mi permetto una piccola parentesi personale.

Lei Avv. Di Stefano mi ha tirato in ballo dicendo che il sottoscritto ha acquistato delle proprietà. La rassicuro sul fatto che non ho acquistato nessuna proprietà e però dentro di me ciononostante mi sento ricco e cioè ricco di dignità.

Quella dignità di un giovane che sta cercando di scommettersi facendo il piccolo avvocato di paese e che non ha avuto mai nessun vantaggio lavorativo dall’attività politica, un giovane che non ha grandi patrimoni fondiari ed immobiliari da tutelare, come invece qualcun altro, un giovane che è orgogliosamente figlio di un carpentiere socio lavoratore di una cooperativa edile, che lavora onestamente e che per conto del comune non ha mai realizzato nessun lavoro.

Lei avv. Di Stefano ha chiuso il suo intervento lanciandomi il guanto di sfida affinché il sottoscritto ceda al comune delle proprietà, veda purtroppo non posso perché non le possiedo, ma alla mia città donerò tutto il mio tempo e la mia passione.

Lei invece avv. Di Stefano che ne pensa di onorare per come aveva detto la memoria di una persona perbene e far si che la sua <parola sia davvero un atto> ed una volta e per tutte dopo trent’anni di militanza politica in tutti gli schieramenti (centro, destra e sinistra) di finirla di prendere in giro i raffadalesi?”

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