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Piano paesaggistico, il dibattito è aperto

I tempi di intervento non sono ampi, dal momento che il piano, già in pubblicazione presso gli albi pretori comunali, potrà subire osservazioni e proposte di modifica entro 90 giorni.

“Un tavolo di lavoro per avviare un proficuo confronto sulle criticità e le proposte di modifica al piano paesaggistico”.

A chiederlo in una nota inviata agli ordini provinciali degli architetti, ingegneri, agronomi, geologi e geometri è il sindaco di Raffadali, Giacomo Di Benedetto, il quale si è fatto portavoce di una condivisa esigenza espressa dai sindaci dei Comuni di Aragona, Sant’Angelo Muxaro, Santa Elisabetta, Cattolica Eraclea,  Canicattì, Casteltermini, Castrofilippo, Favara, Ioppolo, Montallegro e Realmonte. 

“Ci rivolgiamo alle loro competenze e professionalità – afferma Di Benedetto – anche alla luce del documento che hanno elaborato nel quale  evidenziano forti incongruenze contenute nel piano, tali da richiederne il ritiro.  

Una posizione che è, sostanzialmente, in linea con quanto emerso nel corso della riunione tenutasi qualche giorno fa nell’aula consiliare della Provincia regionale. In quella occasione infatti, alla presenza di numerosi sindaci dell’agrigentino, sono state rilevate criticità e anomalie che potrebbero inficiare la validità del piano paesaggistico e compromettere addirittura lo stesso sviluppo economico ed urbanistico del territorio.

I tempi di intervento – sottolinea il sindaco di Raffadali – non sono però ampi, dal momento che il piano, già in pubblicazione presso gli albi pretori comunali, potrà subire osservazioni e proposte di modifica entro 90 giorni.

Dunque siamo costretti a muoverci con sollecitudine se vogliamo davvero correre ai ripari. Ed in questa ottica, abbiamo indicato come possibile data per l’incontro il prossimo 7 aprile alle ore 16 presso la sede del Municipio di Raffadali.  

Sarà necessario procedere subito ad un esame approfondito del piano per mettere in atto tutte quelle iniziative – conclude Di Benedetto - volte ad introdurre migliorie che, pur nel rispetto dei beni culturali e paesaggistici da tutelare, non pregiudichino lo sviluppo della nostra terra”.

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