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Dalla Nigera per Lampedusa e Ravenna, decapitato traffico di prostitute

In cinque sono stati arrestati questa notte dai carabinieri di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno). Il terrificante viaggio nel deserto e le minacce di morte con i riti voodoo

Il "pacchetto" che offrivano alle povere ragazze per fuggire dalla Nigeria comprendeva il viaggio nel deserto fino alla Libia, la traversata in mare verso Lampedusa ed un posto di lavoro in Italia. Tutto questo, però, dietro il pagamento di circa 30mila euro. Soldi che le ragazze intente a fuggire dal loro paese non avevano. Così, per risanare il debito, venivano messe in strada a prostituirsi nel centro di Ravenna. L'organizzazione criminale, tutta made in Nigeria, era attenta ad ogni minimo particolare. 

In cinque sono stati arrestati questa notte dai carabinieri di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno), come disposto dall'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Agrigento, Ottavio Mosti, su richiesta del procuratore capo di Agrigento, Renato Di Natale, e del sostituto Salvatore Vella. Sono stati, infatti, i magistrati agrigentini a dirigere l'inchiesta, considerato che le indagini partirono nel luglio del 2011 proprio dall'isola di Lampedusa (Agrigento). Gli indagati dovranno rispondere di associazione per delinquere, favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione.

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L'avvio dell'inchiesta era legato al presunto rapimento di una donna. Ma durante gli accertamenti, i carabinieri marchigiani - unitamente ai colleghi del Reparto operativo di Agrigento - hanno scoperto ben altro. Un giro di prostituzione organizzato nei minimi particolari: dal reclutamento delle ragazze da far lavorare in strada, alla pianificazione del viaggio in ogni singola tappa. Dopo essere state convinte a venire in Italia, le vittime venivano sottoposte ad un rito "voodoo": rituali con teste di gallina e sangue animale, con i quali "incatenavano" spiritualmente le donne alla promessa di restituzione dei 30mila euro. In caso contrario, lo stregone nigeriano che celebrava i riti – padre di uno degli arrestati – diceva alle ragazze che sarebbero morte con una fine lenta e dolorosa. Ed è stata proprio la paura per queste "promesse di morte" che non ha permesso agli inquirenti di trovare collaborazione nelle vittime della tratta. 

I VIAGGI NEL DESERTO, LA PAURA DEI "FURTI DI RAGAZZE" E L'ARRIVO IN ITALIA. L'incubo delle prostitute iniziava nel loro paese d'origine, la Nigeria: era lì che venivano reclutate e, dopo il rito voodoo, venivano portate in Libia, passando per il Niger. Un viaggio che avveniva tramite delle jeep "pick-up", seguendo un vecchio percorso utilizzato nell'antichità da quel popolo. Le indagini della Procura della Repubblica di Agrigento hanno accertato anche diversi episodi di corruzione da parte dei criminali nei confronti della polizia di frontiera: per passare dalla Nigeria al Niger e dal Niger alla Libia, infatti, i componenti dell'organizzazione facevano avere mazzette agli agenti impiegati per il controllo dei confini. E poi ancora, una volta giunti in Libia i malviventi predisponevano servizi di controllo per le ragazze, al fine di evitare episodi di rapimento. Dopodiché si attendeva soltanto il barcone con il quale giungere a Lampedusa. Una volta arrivati in Europa, le ragazze venivano ospitate nei vari centri di accoglienza italiani, da dove poi venivano prelevate e portate a Ravenna per iniziare a prostituirsi.

GLI ITALIANI AL SERVIZIO DEI NIGERIANI. Nessun italiano nell'organizzazione attiva, se non i "tassisti" che accompagnavano le donne costrette a prostituirsi da un posto all'altro e facevano da "vedette" contro gli eventuali blitz di polizia e carabinieri. Ma tutto sotto il coordinamento degli stranieri. 

IL MEDIATORE CULTURALE AFFILIATO ALL'ORGANIZZAZIONE. Tra i basisti dell'associazione a delinquere, anche un mediatore culturale, giunto in Italia nel 2002, che lavorava in un centro d'accoglienza di Appignano del Tronto: Famous Erengbo, nigeriano di 38 anni soprannominato "Pape", residente a Castel Di Lama (Ascoli Piceno), era quello addetto al "recupero" delle ragazze dopo l'affidamento alle strutture d'accoglienza italiane. Aveva libero accesso nei centro d'accoglienza e conosceva benissimo l'iter per ottenere il permesso di soggiorno. Una marcia in più per l'organizzazione, che consentiva di ridurre notevolmente i tempi per l'immissione delle vittime nel mercato della prostituzione. 

LE MINACCE DI MORTE PER LA FAMIGLIA IN NIGERIA. "Non ti prostituisci? E io distruggo il tuo villaggio in Nigeria". Le prostitute erano continuamente sotto minaccia. Un loro rifiuto sarebbe potuto costare la vita alla famiglia rimasta in Nigeria. I componenti dell'organizzazione criminale, infatti, mantenevano saldi i rapporti con i criminali nigeriani, che – così come emerso dalle indagini – erano pronti a dare alle fiamme interi villaggi. 

LE ISTRUTTRICI ALLA PROSTITUZIONE. Uche Obuh, 24 anni, nigeriana domiciliata a Ravenna, soprannominata "Vera", e Bridget Owanlengba, nigeriana di 26 anni, sono le due donne arrestate nell'ambito della stessa operazione. "Ex prostitute", erano impiegate dall'organizzazione a spiegare alle vittime come comportarsi con i clienti. Spiegavano come trattare un cliente maleducato, oppure un cliente violento. Avrebbero comunque avuto un ruolo attivo all'interno dell'associazione a delinquere. 

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