La Cina come fonte di ispirazione, l'agrigentino Giuliano Vita: "L'Oriente mi ha cambiato la vita"

Una storia bella e ambiziosa, nata grazie alle prime criticità giornaliere. Il 27enne ha dato vita anche ad una campagna di crowdfunding

Giuliano Vita

Sei un imprenditore, uno studente, un pizzaiolo o anche un "cervello" in fuga?  Abbiamo deciso di dare voce agli agrigentini fuori sede. Le loro esperienze, i loro racconti e le loro storie possono essere da esempio per chi ha voglia di tornare o anche di restare. Dedicheremo uno spazio settimanale, un focus che serva a raccontare le vite ormai lontane dall’ombra della Valle dei Templi. Un microfono aperto a tutti, una volta a settimana. Se un agrigentino fuori sede? Raccontati ad AgrigentoNotizie.  Per il quarto appuntamento con la nostra rubrica, abbiamo dato voce a Giuliano Vita. 

Ha 27 anni, è agrigentino ed ha lasciato la sua città per la prima volta a 17 anni. Uno scambio interculturale, poi ha conosciuto la Germania, ed alla fine ha scelto la Cina. E’ Giuliano Vita, agrigentino doc, che adesso vive a Bologna. Qualche idea gli balenava già per la testa, ma poi la genialità si è accesa volendo risolvere le criticità giornaliere. Ad esempio, ordinare un buon piatto. Si, perché avete mai provato a leggere i menù in Cina? Ordinare, se non si è padroni della lingua, non è di certo la cosa più facile del mondo. Non solo l’Oriente ma anche altri Paesi con lingue e culture diverse. Ed ecco l’idea di Giuliano: "Dishcovery". 

Da dove nasce la tua idea innovativa?

"Dishcovery" nasce prima di tutto da problematiche personali legate alla difficoltà di leggere e comprendere i menù dei ristoranti all’estero. Immagina di leggere in cinese un piatto che tradotto in Italiano significa “testa di leone”, due domande prima di ordinarlo te le fai. Nel 2015 ho iniziato a lavorare a Shanghai per un’azienda che distribuisce prodotti alimentari italiani in Cina, è quì che scopro l’altro lato della medaglia: come si fa a vendere e a far comprendere a un cinese la mozzarella di bufala? La burrata? L’olio d’oliva di Naro? Nasce dunque l’idea di 'Dishcovery'. Educare il consumatore e promuovere i nostri prodotti enogastronomici quando i nostri potenziali clienti internazionali si trovano più vicini a noi: quando sono turisti nel nostro paese. In poche parole, traduciamo il menù dei ristoranti italiani in diverse lingue, poi lo digitalizziamo in formato mobile e creiamo un menù interattivo che non fornisce solo la traduzione ma anche tutte le informazioni che stanno dietro al piatto e agli ingredienti. L'errore più comune è di dare per scontato che una traduzione basti per far comprendere ai turisti stranieri una certa cultura culinaria. Ad oggi siamo attivi in 4 città italiane in oltre 100 ristoranti, tra cui alcuni punti vendita del gruppo autrogrill. Abbiamo anche lanciato una campagna di crowdfunding che ha raccolto in poche settimane oltre 115.000 euro di investimenti.

Perché hai deciso di lasciare Agrigento?

"Ho lasciato Agrigento la prima volta all’età di 17 anni per vivere un anno in Cina grazie al programma di scambio Intercultura (AFS), che mi ha permesso di frequentare il quarto anno del liceo a Chongqing, metropoli di 30 milioni di abitanti nel centro della Cina. Al mio ritorno nel 2009, l’esperienza in Cina mi aveva aperto nuovi orizzonti e spinto a studiare tematiche inerenti i mercati internazionali. Da quella prima esperienza sono seguiti poi 4 anni all’estero (Germania e Cina) durante i quali ho studiato economia e marketing internazionale e ho lavorato principalmente in Cina nel settore agroalimentare".

Cosa auguri alla tua città?

"Quando mi trasferii nel settembre del 2010 a Bologna, vidi sui giornali la classifica sulla qualità della vita delle città Italiane. Agrigento era ultima (o fra le ultime) e Bologna, la mia nuova città, era prima. Essendo una persona molto razionale e attaccata ai numeri, quel fatto mi colpì non poco e dunque quello che mi auguro per Agrigento e che possa scalare quella classifica e diventare un esempio per le città del sud Italia".

Qual è il tuo più grande sogno?

"In questo momento, il mio obiettivo più grande è quello di far crescere la mia startup e di espanderci nel più breve tempo possibile anche all’estero. Il sogno più grande sarebbe quello di creare un’azienda che venga considerata come punto di riferimento per i viaggiatori all’estero e che un giorno possa anche attirare le attenzioni di grossi player del mercato turistico digitale".

Sogni di tornare ad Agrigento?

"Certo, magari con qualche idea imprenditoriale da sviluppare proprio lì".

In cosa, secondo te, dovrebbe puntare la tua città?

"Premetto che non ho la pretesa di dire cosa bisognerebbe fare per migliorare la situazione in una città caratterizzata da diverse problematiche. A mio parere andrebbero valorizzati i punti di forza di cui già disponiamo come il turismo e l’enogastronomia. A ciò andrebbe legato uno sviluppo delle infrastrutture e servizi che rendano le nostre destinazioni più attrattive. Ad esempio, il turismo proveniente dai mercati emergenti come la Cina è una nuova risorsa in forte crescita su cui dovremmo buttarci per non perdere questa opportunità".

Un consiglio per i giovani agrigentini…

"A mio parere in tutto il sud Italia e in particolare in Sicilia esiste un diffuso complesso di inferiorità e di sconsolatezza. Ai giovani agrigentini mi piacerebbe infondere fiducia nelle loro capacità ricordandogli che vivere nella città ultima nelle solite classifiche dei giornali, non li identifica come ultimi o come secondi a qualcuno. Infine, consiglio ai ragazzi di trascorrere almeno un anno all’estero. Al di là dell’apprendimento dell’inglese (ormai dato per scontato nel mondo del lavoro), vivere e conoscere nuove culture significa crescere e restare aggiornati in questo mondo sempre più frenetico e connesso".

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