"Una collega mi disse che ero stata puntata, così iniziò il mio incubo": donna accusa direttore di stalking

L'ex direttore della Biblioteca museo, Vincenzo Caruso, è accusato di atti persecutori a sfondo sessuale nei confronti di una dipendente

Vincenzo Caruso

“Se decidevo di restare in ufficio durante la pausa pranzo, dovevo chiedere a una collega di farmi compagnia perché, in caso contrario, sarebbe venuto ad importunarmi”. L’impiegata della Regione che ha denunciato e fatto finire a processo Vincenzo Caruso, 62 anni, ex direttore della Biblioteca museo “Luigi Pirandello”, nonché ex soprintendente ai Beni culturali di Caltanissetta, poi sospeso dalla Regione per un’altra vicenda giudiziaria, racconta in aula gli atti persecutori a sfondo sessuale di cui sarebbe stata vittima. Il processo è in corso davanti al giudice Manfredi Coffari. La dipendente della Biblioteca museo e il marito, che si sono costituiti parte civile con l’assistenza degli avvocati Giuseppe Arnone e Arnaldo Faro, ieri è stata interrogata dai difensori dell’imputato, gli avvocati Vincenzo Caponnetto e Walter Tesauro. L’audizione dell’impiegata della Biblioteca, alla quale il funzionario della Regione avrebbe fatto apprezzamenti a sfondo erotico e avrebbe avuto atteggiamenti provocatori sul posto di lavoro finalizzati ad avere rapporti sessuali con lei, sarà il primo atto istruttorio. Subito dopo toccherà al marito. “Prima di andare a lavorare alla Biblioteca museo - ha aggiunto - non lo conoscevo. Dopo alcune settimane, una collega mi disse che ero stata puntata. Aveva capito che ero diventata oggetto delle sue attenzioni”. La donna, all’udienza precedente, ha anche prodotto, nelle denunce presentate agli inquirenti, una serie di sms dal contenuto esplicito in cui il suo direttore avrebbe mostrato attenzioni particolari. L’impiegata avrebbe però rifiutato le avance del dirigente che, per ripicca, avrebbe adottato alcuni atti amministrativi a lei sfavorevoli. “Mi molestava anche in ufficio, dovevo fare attenzione a non restare sola perché era sempre in agguato”. Così l’impiegata ha fornito delle precisazioni dopo avere raccontato l’intera vicenda all’udienza precedente. L’inchiesta ipotizzava altre ipotesi di abuso di ufficio e concussione. A processo si è approdati dopo che il gip Francesco Provenzano ha disposto l’imputazione coatta per l’accusa di stalking e l’archiviazione per quella di concussione. Le presunte persecuzioni ai danni della donna sarebbero proseguite anche quando l’impiegata chiese il trasferimento in un altro ufficio della Regione, proprio per fuggire alle sue ossessive attenzioni. Caruso, secondo la versione della donna, si sarebbe presentato davanti all’ingresso facendole pesare la sua presenza.

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